Iscriviti OnLine
 

Pescara, 28/04/2026
Visitatore n. 753.511



Data: 20/04/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Discarica crollata, parte il processo a Chiodi. Il presidente della Regione imputato con D'Agostino, Ruffini, Sperandio e Rabbuffo

Oggi la prima udienza in tribunale: alla sbarra undici tra amministratori e tecnici

TERAMO. Via al processo per il crollo della discarica La Torre. E' fissata per oggi, davanti ai giudici del tribunale di Teramo, la prima udienza del procedimento che vede imputati undici amministratori e tecnici. Sotto accusa per il crollo dei rifiuti, avvenuto nel febbraio di tre anni fa, ci sono il presidente della Regione Gianni Chiodi, all'epoca dei fatti primo cittadino di Teramo e il presidente della Provincia Ernino D'Agostino.
Con loro ci sono i consiglieri regionali Berardo Rabbuffo, ex vice sindaco di Teramo, Claudio Ruffini, ex sindaco di Giulianova ed ex presidente della Provincia (per lui prescrizione per uno dei capi d'imputazione), l'ex sindaco di Teramo Angelo Sperandio, Nicola D'Antonio, tecnico del Comune, Massimo Di Giacinto, ex dirigente regionale dei rifiuti, Franco Gerardini, dirigente regionale rifiuti ed ex parlamentare, Maria Pia Gramenzi, dirigente dell'Arta, Maria Daniela Marcozzi Rozzi, dirigente dell'Arta e Ferdinando Di Sanza, dirigente provinciale ambiente. Rito abbreviato, così come chiesto dalla difesa, per tre tecnici progettisti della discarica: Carlo Taraschi, consigliere provinciale Pdl, Roberto Di Giovanni, e Marcello Catalogna. Per loro prossima udienza a giugno.
Le ipotesi di reato sono molte e cambiano da imputato a imputato. Secondo la procura il sito di La Torre non era idoneo per una discarica a causa della sua instabilità e tutte le proroghe concesse non erano legittime sia perchè la discarica aveva esaurito la sua capienza e avrebbe dovuto essere chiusa al massimo nel 2004, sia perchè all'epoca c' erano altri impianti che potevano accogliere i rifiuti. Lunga e pesante la sfilza di accuse che il sostituto procuratore Valentina D'Agostino mette in capo agli imputati: dall'attività di gestione dei rifuti non autorizzata all'inquinamento dell'aria; dal crollo colposo al falso materiale; dal getto pericoloso di cose alla deturpazione di bellezze naturali fino all omessa denuncia di reato.
Un castello molto complesso e circostanziato, tanto che è difficile sintetizzarlo in poche parole. Tuttavia, il filo logico dell'accusa si può così riassumere: c'è un peccato originale dato dal fatto che il sito di La Torre non era idoneo per una discarica a causa della sua instabilità. Secondo l'accusa della procura il fatto che si fosse continuato a depositare pattume oltre i limiti consentiti, la cattiva gestione dell'impianto e la franosità del luogo determinarono il crollo.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it