L'AQUILA - Pochi minuti, il tempo di una stretta di mano. Tanto è durato l'incontro tra Massimo Cialente e il procuratore Alfredo Rossini. Ma sufficiente, per il sindaco della città, a tracciare una linea netta di demarcazione tra lui e chi era sempre stato ottimista sui rischi del terremoto. Perché mentre i due si salutavano, passava di mano quel telegramma con il quale, solo cinque giorni prima del sisma, Cialente chiedeva lo stato d'emergenza per il suo Comune. Serviva per avere accesso ai fondi per il restauro degli immobili già danneggiati dalle scosse precedenti, è vero; se anche fosse stato concesso, quello stato di emergenza, non sarebbe servito a evitare il dramma. Ma forse, con il riconoscimento di un pericolo attuale, più di un aquilano avrebbe preso precauzioni maggiori già dalla prima scossa della notte terribile, alle undici di sera.
È stato questo incontro uno dei momenti più significativi della giornata degli inquirenti che stanno cercando di fare luce sulle presunte responsabilità dei crolli; la notizia del telegramma era stata pubblicata dai quotidiani alcune settimane fa. E i magistrati si erano incuriositi: «Mi è stato chiesto della lettera in cui chiedevo lo stato di emergenza - ha spiegato Cialente nel cortile del tribunale dei minori - Era un passaggio obbligato anche da un punto di vista amministrativo». E ancora, ha spiegato: «Il significato di quel telegramma era: datemi la possibilità di cominciare ad intervenire, perché alla luce di tutte queste scosse sismiche non me la sento poi di non poter intervenire». Ma l'imprevedibiltà dell'evento, anche per Cialente, era assoluta: «L'allerta c'era nel senso che il terremoto era monitorato, ma prevedere la scossa è scientificamente impossibile: quindi non c'è stata sottovalutazione da questo punto di vista».
Intanto si allunga la lista degli immobili lesionati o crollati in seguito al terremoto che sono stati sigillati su disposizione della Procura della Repubblica dell'Aquila: ieri è stata la volta del palazzo dell'Inail, in via XX Settembre, adiacente a un edificio completamente crollato e già oggetto di sequestro. Il decreto è stato eseguito dalla polizia che ha compiuto dei rilievi anche in via Dante Alighieri dove alcune costruzioni nuovissime, che avrebbero dovuto essere state progettate con accorgimenti antisismici, sono state gravemente danneggiate dalle scosse.