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Pescara, 28/04/2026
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21/04/2009
Il Centro
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TERREMOTO IN ABRUZZO - Ospedale, il manager Asl rivela: spariti i cubetti dei test sul cemento Interrogato insieme al sindaco Cialente: il Comune parte civile per i 300 morti, ma non denuncia l'allarme ignorato dopo il telegramma |
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Pilastri da trent'anni a rischio crollo. Il procuratore Rossini assicura l'inchiesta sui crolli principali sarà finita prima del'estate L'AQUILA. Spariti nel nulla, dissolti chissà dove, i cubetti di cemento armato dei test sui solai dell'ospedale. E i pilastri, quelli del San Salvatore che si sono aperti come fiori spampanati, erano a rischio crollo da 30 anni. Esattamente dal 27 aprile del 1980 quando i collaudatori diedero l'ok alla struttura che ora, sconquassata dal sisma, è stata sequestrata dalla procura. Non si è tirato indietro il manager della Asl, Roberto Marzetti, davanti al procuratore Rossini. Fa invece dietrofront, e appare cauto e molto stanco per l'impegno enorme profuso in questi giorni terribili, il sindaco Massimo Cialente. Quando il pm gli chiede se vuole presentare denuncia per omissione in atti d'uffico per il suo telegramma ignorato - spedito 5 giorni prima del terremoto anche al premier Berlusconi - con cui lanciava l'allarme per l'Aquila, lui risponde di no. Anche se poi annuncia che si costituirà parte civile contro gli indagati. Lo farà per i 300 morti aquilani e per ridare immagine alla sua città. «FINIAMO PER L'ESTATE». E' chiaro, dopo le due deposizioni, il commento di Rossini: «Marzetti ha fornito elementi molto utili alle indagini, Cialente non vuole presentare la denuncia. Ma l'inchiesta sarà finita prima dell'estate». Le accuse del manager sono pesantissime perché permettono ai magistrati che indagano sui danni del sisma di rafforzare la tesi della catastrofe annunciata ed evitabile. LE ACCUSE DI MARZETTI. «Scoprire dopo trenta anni che mancano le staffe nei pilastri mi amareggia molto. Le responsabilità sono della direzione dei lavori e dei collaudatori. Ricordo che il primo direttore si dimise, per polemica sul tipo di cemento armato», è lo sfogo di Marzetti. «Era il 7 maggio 1980», dice, «quel giorno è stato rilasciato il certificato di collaudo dell'ospedale e quindi i tecnici avevano ben chiaro che ci fosse una situazione a rischio per quanto riguarda la sismicità della zona». Al pm, Marzetti ha chiesto di poter «cominciare i lavori di ristrutturazione e di messa in funzione dell'ospedale perché alcune parti sono riparabili in breve tempo e noi vorremmo ripartire già da lunedì prossimo». Poi spunta anche il capitolo dell'agibilità inesistente. IL DOCUMENTO FERMO. «Anche gli ospedali di Chieti e di Pescara non hanno l'agibilità», rivela Marzetti, «Quella del San Salvatore è bloccata da mesi all'Agenzia delle Entrate». C'è stata negligenza nei lavori e nella progettazione? «Io non sono un tecnico», risponde Marzetti, «ma è incredibile che a molti pilastri manchino le staffe che reggono i tondini di ferro. Tutto per risparmiare poche centinaia di migliaia di vecchie lire. E questo rende tutto ancora più grave». Ma se da un lato, «questa potrebbe essere la causa della rottura dei pilastri, dall'altro non è ben chiaro cosa è accaduto perché altre colonne, grandi, che sembravano resistenti e in cui le staffe ci sono, hanno ceduto tutte, 13-14 in fila». Il manager della Asl non sa se ci sono dei colpevoli ma «se ci saranno delle responsabilità individuali», dice, «ci costituiremo parte civile». TOCCA AL SINDACO. E' quindi la volta del sindaco Cialente: «Sono stato convocato», dice, «perché il procuratore voleva sapere se con quella mia lettera io lanciavo un allarme particolare: io ho spiegato che era un passaggio obbligato, anche sul piano amministrativo, che a me serviva per poter avere fondi per i lavori». Cialente ha insistito sulla «possibilità che tutti i sindaci d'Italia dovrebbero avere per sfondare il patto di stabilità almeno per gli interventi necessari per mettere in sicurezza le scuole. Non si è sottovalutato l'allarme», afferma Cialente, «si sottovaluta il fatto che da otto anni in questo Paese non ci si preoccupa dei fondi per la protezione civile». In un eventuale procedimento contro i responsabili dei crolli il Comune dell'Aquila che farà? «Si costituirà parte civile per i nostri morti», annuncia infine il sindaco, «e per difendere l'immagine di una città che ingiustamente è stata fatta passare come di cartone». COSTRUTTORI DENUNCIATI. Dopo quella dell'avvocato Maurizio Cora, che nel crollo del palazzo di via XX Settembre al civico 79 ha perso la moglie e due figlie, altri inquilini dell'edificio hanno presentato una denuncia alla procura affinché «accerti le responsabilità dei costruttori per il crollo, in relazione ai lavori effettuati per la realizzazione del garage nella struttura adiacente (dove ha sede la Cassa di Risparmio di Firenze)». Dal procuratore dell'Aquila Rossini si è presentato ieri l'avvocato Giampaolo Filiani a nome del collega Aleandro Equizi, che aveva lo studio al terzo piano del palazzo, dei fratelli Gianfranco e Mariarita Cioni e di Maria Loretta Mannella, tutti residenti nello stabile. Persone che, come Cora, avevano già segnalato i problemi e le «scosse» che si sentivano durante i lavori di realizzazione del garage. Nella denuncia si chiede poi alla procura di rintracciare e sequestrare un altro esposto, contenente anche delle foto, presentato al difensore civico dell'Aquila durante i lavori per la costruzione del garage e di procedere con un accertamento tecnico irripetibile sulle macerie del palazzo. SIGILLI ANCHE ALL'INPS. L'ultimo atto si consuma con l'ennesimo sequestro, quello del palazzo dell'Inail, in via XX Settembre, adiacente all'edificio con il civico 123 totalmente raso al suolo. Lo hanno eseguito gli uomini del commissario Salvatore Gava. E i costruttori dei palazzi crollati? E gli amministratori della Casa delo Studente dove sono morti 8 ragazzi? Nessuno di loro finora si è presentato in procura. Qui, in procura, li aspettano ancora.
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