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Data: 22/04/2009
Testata giornalistica: Il Centro
TERREMOTO IN ABRUZZO - Chiodi chiede aiuto all'Europa. Trasferta a Bruxelles: tempi stretti, ma in ballo ci sono 500 milioni

Il governatore: «C'è reale volontà di collaborazione». Il via libera di Strasburgo è il nodo problematico

BRUXELLES. All'Abruzzo restano poche settimane per poter accedere in tempi utili ai 500 milioni di euro che le istituzioni di Bruxelles sembrano intenzionate a sborsare per la ricostruzione, mentre regioni di ogni parte d' Europa si sono offerte per finanziare il restauro di monumenti e beni culturali. È una lotta contro il tempo quella che il governatore Gianni Chiodi, gli assessori della Regione e gli esperti della protezione civile hanno ingaggiato ieri a Bruxelles, poiché il via libera ai finanziamenti dovrà essere dato dal Parlamento europeo prima che si sciolga, il prossimo mese, per le elezioni.
«Ho illustrato la situazione sociale ed economica in cui oggi si trova l'Abruzzo all'assemblea del Comitato europeo delle regioni su invito del presidente Luc Van den Brande per avere una sua richiesta ufficiale da inviare alla Commissione europea - ha detto ieri a Bruxelles Chiodi - e per valutare insieme quali saranno le misure che potranno meglio attagliarsi all'attuale nostra realtà».
Chiodi ha riferito anche che «molte regioni europee, di diverso colore politico, hanno chiesto di poter assistere l'Abruzzo nella ricostruzione e in particolare in quella dei monumenti storici e dei beni culturali sottolineando che quelli dell'Aquila non sono solo beni culturali abruzzesi ma anche europei».
Il governatore dell'Abruzzo ha precisato che i finanziamenti delle altre regioni saranno decisi «in base ad un elenco delle opere da restaurare che sarà presentato al Comitato nei prossimi mesi».
I passi burocratici da compiere per ottenere finanziamenti straordinari dalla Ue sono di solito lunghi e complicati ma per accelerare i tempi «già lunedì c'è stata qui a Bruxelles una riunione tra esperti della Commissione e della nostra regione - ha aggiunto Chiodi - per decidere come innescare l'accesso ai fondi di solidarietà».
«L'accesso è strettamente regolato, come è giusto che sia - ha sottolineato il governatore - e quindi per trattare con Bruxelles abbiamo dovuto creare una task force ad hoc ricorrendo agli esperti della protezione civile e di tutte le altre organizzazioni sul campo».
Nonostante i tempi stretti imposti dalla situazione elettorale del Parlamento, Chiodi ha riferito che per ora non ha chiesto deroghe per non passare dalle forche caudine dell'Assemblea di Strasburgo. «Sono convinto che ce la faremo anche perché a Bruxelles le istituzioni della Ue dimostrano una volontà reale di collaborazione - ha sottolineato - l'Europa non farà sicuramente mancare il suo sostegno all'Abruzzo».
In alternativa al fondo per le calamità da cui dovrebbero provenire gli stanziamenti «stiamo esplorando altre vie - ha puntualizzato Chiodi- come quelle dell'utilizzo dei Docup, del Fondo sociale europeo e del Fesr anche per rinegoziare eventualmente le nostre dotazioni».
Chiodi è apparso rassicurato dal clima di solidarietà trovato a Bruxelles. «Ho registrato una grande disponibilità e confido quindi che tutti questi progetti possano essere portati a termine», ha detto.
Nei prossimi giorni il governatore incontrerà anche la responsabile regionale delle politiche regionali della Ue Danuta Hubner che visiterà l'Abruzzo il 14 maggio.
Una nuova programmazione dei fondi strutturali per le regioni ex obiettivo 2 (ora competitività), come l'Abruzzo e tutte quelle italiane del centro-nord, per venire incontro ai problemi provocati dal terremoto potrebbe essere fatta, seguendo la strada già percorsa per i terremoti in Umbria e Marche.
In tal senso Chiodi ha annunciato che invierà una lettera al presidente della Conferenza delle regioni italiane, Vasco Errani. Meno rapido e per questo sconsigliato da Bruxelles, almeno per far fronte alle urgenze, appare invece il ritorno dell'Abruzzo al vecchio Obiettivo uno (convergenza), quello usato dall'Ue per le regioni povere, con un Pil pro-capite al di sotto del 75%. Un'ipotesi quest'ultima caldeggiata invece per il medio-lungo periodo in una lettera inviata alla commissaria Hubner dal capodelegazione italiana nel Pse al Parlamento europeo, Gianni Pittella.

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