Nel campo di accoglienza di Assergi i maggiori disagi, molti preferiscono trascorrere la notte in macchina
L'AQUILA. Tra il fuoco dell'estate 2007 e il terremoto della Pasqua 2009, ecco arrivare anche la grandine. La settima delle dieci piaghe d'Egitto si manifesta in due tempi sulla città martoriata. Il primo episodio, di breve durata, all'ora di pranzo, il secondo dalle 16,45 alle 17,10. Chicchi grossi come acini d'uva si abbattono sugli sfollati che riparano tutti all'interno delle tende già allagate. La pioggia, infatti, penetra dal basso e costringe i terremotati a tirar via l'acqua.
COME SASSI. E così le tende blu diventano mezze bianche, come se a coprirle fosse la neve. Una nevicata d'aprile. I chicchi di grandine si depositano sui teloni e li appesantiscono. Poi si sciolgono lentamente e allora addio impermeabilità. Gli sfollati, allora, temendo di finire invasi dall'acqua, si danno da fare come possono. A Coppito, uno dei centri più colpiti, insieme a Preturo, dalla violenta grandinata, ospiti e volontari insieme tirano fuori l'acqua dalle tende. Le donne e i bambini vengono messi al sicuro, gli uomini corrono su e giù per salvare l'accampamento. La pioggia viene tirata via con tutti i mezzi possibili, dai secchi alle bacinelle fino ad arrivare a una carriola con la ruota forata che viene riempita d'acqua e poi svuotata all'ingresso del campo. Uno, due, tre viaggi e poi si ricomincia. Un'operazione che dura un paio d'ore e che contribuisce a evitare lo sgombero del campo che pure viene ipotizzato almeno nelle fasi iniziali. Entrano in funzione anche le idrovore che, sotto la violenta grandinata, quasi non ce la fanno a smaltire la grande quantità d'acqua che si deposita nei vialetti tra una tenda e l'altra e anche all'interno degli spazi abitati. Buttano fuori acqua marrone. Acqua e terra che lasciano pozzanghere enormi. Coperte inzuppate, materassi impregnati di umidità, vestiti da buttare. Difficile ipotizzare una notte tranquilla, mentre a sera, cessata la grandine, riprende a piovere.
21 MILLIMETRI. Si calcola che in poco tempo cadano sulle tendopoli 21 millimetri d'acqua. Il sole del mattino è soltanto un ricordo, ora che il nuovo incubo degli sfollati si chiama acqua e fango. A Pianola, la tendopoli visitata dal presidente del Consiglio Berlusconi, finalmente ci sono le stufette. Sono arrivate soltanto mercoledì sera. Ed è stata festa grande. Nello stesso giorno, in quello stesso campo, scatta un nuovo allarme. «Tenetevi pronti: dobbiamo trasferire da voi circa 100 persone da un'altra tendopoli», questa l'allerta della Protezione civile. I volontari del Veneto si mobilitano e approntano tutto il necessario per allargare l'accampamento. Ma poi arriva il contrordine. Il campo resta così. E meno male.
ASSERGI A RISCHIO. Una delle zone considerate a maggiore rischio a causa dell'altitudine e del maltempo è quella di Assergi, alle falde del Gran Sasso, dove la temperatura scende in picchiata e compare la grandine. Qui pioggia e vento rendono oltremodo difficili i lavori per lo spostamento del campo più a monte, in un'area pianeggiante, visto che le tende donate dagli scozzesi insistono su un terreno tutto infangato e per di più in una radura piuttosto scoscesa. Visto il perdurare della pioggia c'è chi preferisce trascorrere un'altra notte in macchina.
«IO TORNO A CASA». Viste le piogge insistenti, le tende allagate e la situazione di disagio crescente, molti degli sfollati decidono di lasciare le case di tela e di tornare in quelle fatte di mattoni. Primi tra tutti, quelli che hanno il via libera per poter rientrare a casa. Come alcuni degli abitanti di paesi del circondario tra cui Castel del Monte. Ma in tanti altri centri le abitazioni sono ancora inagibili dopo i sopralluoghi dei giorni scorsi e quindi non ci sono alternative. Qualcuno, però, sfrutta i garage oppure i piani terra per sistemare degli accampamenti di fortuna. A Monticchio alcune persone sorprese dalla pioggia in tenda vengono fatte sistemare altrove. Si tratta di ragazze spaventate dalla grandinata.
PIAZZA D'ARMI. Anche la tendopoli-simbolo, una delle più grandi allestite in città, visto che ospita ufficialmente 1.600 persone, viene messa a dura prova dall'allarme pioggia. L'acqua irrompe nelle tende e allora entrano in azione le ruspe che scavano grosse buche dove, attraverso una canalizzazione che attraversa tutto il campo, viene fatta defluire. La grandinata fa scattare l'allarme rosso ed entrano in azione tutti i volontari con ogni mezzo. Non si fa pregare l'ingegnere Demetrio Egidi, che coordina la Protezione civile dell'Emilia Romagna, in prima fila per fronteggiare la nuova emergenza piombata sugli sfollati. La grandine e la pioggia danno soltanto una breve tregua intorno all'ora di cena. Poi riprende a piovere. E la notte fa di nuovo paura.