Il fascicolo con l'ipotesi di crollo colposo è sul tavolo del magistrato. Ieri il primo sopralluogo del perito del tribunale
La Teramo Mare frana e la Procura apre immediatamente un'inchiesta per fare chiarezza su quanto avvenuto in seguito all'esondazione del fiume Tordino che ha sgretolato un tratto di circa 60 metri della superstrada che collega il capoluogo con la costa, arteria che costituisce il normale prolungamento dell'autostrada A24 Roma - L'Aquila - Teramo. A poco più di 24 ore dall'evento, avvenuto mercoledì, ieri sulla scrivania del Procuratore capo Gabriele Ferretti è comparso un fascicolo con l'ipotesi di crollo colposo. Le indagini coordinate da Ferretti e dal sostituto procuratore Roberta D'Avolio sono state affidate alla Polizia stradale. La magistratura però ha deciso di non disporre il sequestro dell'arteria stradale per consentire il ripristino della carreggiata e la riapertura al traffico al più presto. Ieri, intanto, sul posto, c'è stato il sopralluogo di un perito nominato dalla Procura. Sulla Teramo Mare, insomma, pare proprio che la magistratura debba continuare ad indagare. Dopo le inchieste ancora in corso sui giunti stradali e quella per omicidio colposo aperta in seguito alla morte di un operaio dell'Anas travolto da un camionista, stavolta manca la terra sotto i piedi e nei fascicoli si parla di crollo colposo. Eppure il secondo lotto della Teramo Mare è stato inaugurato quasi tre anni fa, ad agosto del 2006, su un progetto dell'Anas dell'88 per cui le stesse misure delle banchine risultano ad oggi inferiori rispetto a quelle previste dal decreto ministeriale. Lotto realizzato dalla ditta De Sanctis - Mambrini e costato circa 51 milioni di euro, di cui 23 per lavori e il resto per lavori di spostamento dei sottoservizi, fognature e perfino di una discarica abusiva. Ma c'è di più. Dall'inaugurazione, il secondo lotto, come del resto un po' tutta la Teramo Mare ma questa parte in particolar modo, ha sempre avuto problemi di assestamento del rilevato, del terreno su cui poggia la sede stradale, ma i tecnici dichiarano che occorre tempo prima di un suo adattamento definitivo. Adattamento che il fiume Tordino ingrossato non ha dato modo di fare. Ma evidentemente i problemi erano ben altri. E a questo punto sarà compito della magistratura capire cosa sia accaduto, perché quei 60 metri di strada hanno ceduto alla forza del fiume e fortunatamente non si siano portati dietro nessuno. Una cosa è certa: sulla Teramo Mare inizia a scorrere troppo inchiostro nero.