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Data: 25/07/2006
Testata giornalistica: Il Secolo XIX
La Cgil all'attacco di Novi «Authority in crisi d'identità» Alta tensione a Palazzo San Giorgio. Il sindacato denuncia: le decisioni importanti prese altrove

Genova. Lavorare a Palazzo San Giorgio, sostengono i dipendenti Cgil, sta diventando difficile: l'ente è in «crisi di operatività» (oltre che «di identità») e la conflittualità resta a livelli alti. Le decisioni importanti per il porto vengono prese altrove, e il ricorso a società di consulenza esterne è sempre più frequente, con conseguente svalutazione delle risorse interne.
Gli ultimi in ordine di tempo a sostenere che nelle sale di Palazzo San Giorgio non tutto funzioni alla perfezione sono proprio quelli che nel "palazzo" ci lavorano: lo scorso 19 luglio si è riunita l'assemblea della Cgil che ha votato all'unanimità un documento molto duro nei confronti della presidenza Novi che verrà presentato al Comitato portuale. All'assemblea, come non manca di far notare l'Authority nella replica diffusa in tarda serata, erano presenti solo una trentina di lavoratori. La Cgil tuttavia, con 115 iscritti su 235 dipendenti, è il sindacato più rappresentantivo all'interno di Palazzo San Giorgio.
Ridotte all'osso, due sono le accuse principali: la perdita di peso dell'ente nei processi decisionali e un clima lavorativo difficile. Risultato, la macchina si inceppa: «La figuraccia di Calata Bettolo, con l'inaugurazione dei lavori prima confermata e poi disdetta ? sbotta un delegato sindacale che preferisce non essere citato per nome, in omaggio al clima di distensione che si respira a San Giorgio ?è solo l'ultima prova».
Sulla perdita di potere decisionale, scrive la Filt-Cgil: «Le strategie dell'Autorità portuale sembrano nascere altrove e la storia del progetto waterfront (anche se non isolata) è a riguardo molto emblematica in quanto troppo spesso svincolata dalla strumentazione tecnica ed operativa che la nostra struttura deve ed è in grado di poter esprimere. E' questo il dato che i lavoratori dell'Autorità portuale intendono ancora una volta rimarcare. Ciò va valutato con grande attenzione perché contribuisce a consolidare l'immagine di una Autorità portuale sostanzialmente spenta, aggrovigliata nelle sue problematiche interne e inefficace sul piano delle relazioni. La crisi di identità dell'Autorità portuale si traduce dunque in una crisi di operatività dell'ente».
L'Authority, sul progetto waterfront, dice di essersi rivolta a «professionalità specifiche in accordo con le altre istituzioni, pur mantenendo la regia e il coordinamento dell'intero progetto».
E' sulla gestione interna del lavoro che lo scontro si infiamma. Non solo la Cgil rimarca l'eccessivo ricorso a società di consulenza esterne e tavoli di concertazione a cui regolarmente non trovano spazio le professionalità interne all'Authority. Non solo viene bocciato il piano di riorganizzazione varato a febbraio su indicazione della società Value Partners sostenendo che «la gestione è sempre più difficile e disorganizzata».
Denuncia il sindacato che regni a Palazzo San Giorgio un clima di sospetto nella gestione del personale, «con scelte tecnico-organizzative che non trovano riscontro nelle effettive competenze e professionalità offerte dai singoli lavoratori». L'Autorità portuale replica fredda che «non si comprende a cosa ci si riferisca».
Fuori dall'ufficialità dei documenti scritti, alla Cgil spiegano che trattasi del "clima Carena". A un anno dall'estromissione del segretario generale, sostiene il sindacato, rimane la tendenza a emarginare chi si trova a prendere decisioni sgradite al presidente. C'è la tendenza, denuncia la Cgil, a dividere i dipendenti tra buoni e cattivi, e magari a saltare nei processi decisionali i passaggi riferibili a questi ultimi. Risultato: ne risente la qualità del lavoro. Le strade intraprese dall'Authority per risolvere la questione, inoltre non sembrano quelle giuste: «I riconoscimenti economici erogati ai lavoratori - scrive la Cgil - per altro nell'assoluto rispetto di quanto stabilito nel Contratto di lavoro nazionale, non hanno risolto il problema della conflittualità».
Detto fuor di metafora: se il presidente pensava di ridurre le critiche interne grazie agli aumenti di stipendio varati nelle settimane scorse, si sbagliava. Replica l'Authority: «Sui riconoscimenti economici, si conferma che gli stessi sono stati attribuiti in coerenza con le professionalità e competenze espresse dai lavoratori e in relazione agli incarichi agli stessi affidati».


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