I tecnici stanno verificando se esistono altre situazioni a rischio
A pochi giorni dal crollo della Teramo-mare, in città infuriano le polemiche per una superstrada realizzata da soli due anni e mezzo e già nell'occhio del ciclone per non aver resistito ad un a circostanza naturale quale una pioggia seppur a carattere precipitoso. Molti addetti respingono infatti l'eccezionalità dell'evento che possa aver compromesso la struttura: 48 ore filate di pioggia insistente in un contesto temporale medio ci possono stare, ciò che invece addolora e preoccupa, come riporta il geologo teramano Romolo Di Francesco, è ravvisare «quel rilevato (il cumulo di terra che porta la sede stradale) che interferisce con la piena di esondazione del Tordino: chi ha progettato l'opera doveva aspettarsi che con il fiume in piena le acque potessero erodere l'opera viaria». E così è stato. Purtroppo c'è da considerare che la sede stradale progettata nel lontano 1988 non si è potuta avvalere delle ultime normative che tenevano conto di studi appropriati e specifici: solo dal 1993 in poi la legge ha considerato studi geologici mirati per evitare appunto anche tali contingenze. Ora i tecnici dell'Anas e dell'amministrazione provinciale stanno monitorando i tratti di superstrada che costeggiano l'asta fluviale per verificare se esistono situazioni potenzialmente simili a questa e per evidenziare quindi eventuali punti di vulnerabilità. «C'è da considerare che quando la politica va a braccetto con i tecnici, ecco i risultati» dichiara stizzito Claudio Calisti, consigliere regionale del Wwf. «D'ora in poi lasciamo lavorare gli esperti in santa pace e pianifichiamo le opere utilizzando al meglio tutti gli strumenti del caso» prosegue. «Il know-how esiste, non è possibile che ogni volta che si verifichi un evento naturale del genere si debba riscontrare per forza un dissesto nelle nostre opere d'ingegno perché non usiamo coerentemente le nostre capacità». La magistratura teramana ha aperto un'inchiesta sulla vicenda verso quel secondo lotto che già ai tempi della realizzazione fece tanto penare a causa delle interferenze, di allacci di gas metano, e perfino di una discarica abusiva: si dovette telefonare anche a Washington a casa delle multinazionali proprietarie di alcune opere. Ora però i lavori di riparazione fervono: diverse ruspe sono all'azione per riversare la ghiaia dal greto del fiume verso la sede stradale senza più rilevato e si sta mettendo in sicurezza la carreggiata in direzione Teramo su cui, a ore, dovrebbe essere permessa la circolazione nei due sensi di marcia. Per il resto, dichiara il vicepresidente della Provincia Giulio Sottanelli, «occorreranno circa 50-60 giorni perché tutto torni come prima». Lungo il rilevato eroso dalle acque del fiume verrà realizzata una sorta di gabbionata che dovrà contenere l'eventuale azione corrosiva del Tordino.