Il premier: evitare che dalla disperazione subentri la rabbia. De Matteis: agire subito. Il sindaco: «Necessaria una verifica sui numeri civici degli edifici ma nessuno è obbligato a rientrare»
L'AQUILA. «Stiamo cercando di accorciare il più possibile il periodo nelle tende, anche perchè nelle persone, dopo la speranza, il sentimento di averla "scampata bella", subentra la disperazione, che, se lo Stato non interviene può diventare rabbia. E noi vogliamo evitare tutto questo». Il premier Silvio Berlusconi si mostra preoccupato.
Un timore lanciato durante un'intervista a Telecamere, che da il segno di come la situazione tra le migliaia di sfollati nelle tendopoli (35.852) e ospitati negli alberghi (29.606) della costa, rimane ancora critica. L'obiettivo, promette Berlusconi, «e ridare ai terremotati le loro case il prima possibile, prima che arrivi il freddo». I problemi però sono tanti e complessi. Ieri dopo una giornata di attesa il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente non ha firmato l'ordinanza che dispone l'assegnazione delle prime agibilità delle abitazioni dopo le verifiche sulla stabilità da parte della protezione civile. «E' necessaria una verifica approfondita sui numeri civici degli edifici dichiarati agibili», ha reso noto il Comune. Con molta probabilità l'ordinanza sarà firmata oggi. Cialente, inoltre, ha spiegato che: «nessuno è obbligato a rientrare nelle case se non si sente pronto». Secondo i dati della Protezione civile su 15.006 sopralluoghi effettuati gli edifici agibili sono il 54,8%. Il sindaco dell'Aquila però è cauto sui tempi del rientro. «Bisogna identificare quali edifici saranno agibili e contattare le persone», si fa sapere dal Comune. L'operazione è difficile, oltre a identificare gli sfollati, che potrebbero riprendere possesso delle loro abitazioni, si lavora anche per stabilire le modalità per contattare i residenti. Bisogna fare i conti con la paura, i ritardi, le tensioni sociali che si possono innescare e la mancata vera fruibilità delle case, senza luce, gas e acqua.