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Pescara, 28/04/2026
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Data: 27/04/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
TERREMOTO IN ABRUZZO - Cinquemila case agibili, ma slitta l'ordinanza. «Nessuno ha fretta di rientrare nelle proprie abitazioni». Il sindaco chiede altri controlli

L'AQUILA - Cinquemila case agibili, ma nessuno ha fretta di rientrare. Frena anche il sindaco Massimo Cialente, pronto a firmare l'ordinanza che, di fatto, revoca la precedente di sgombero e avrebbe consentito il rientro nelle abitazioni agibili già da oggi, pur non costringendo certamente le persone a farlo. «Non c'è fretta, bisogna effettuare altre verifiche e incrociare i dati» conferma Cialente, per parte della giornata alle prese con la sistemazione del camper a Roseto, insieme alla famiglia, ripartito alle 18.30 alla volta dell'Aquila, dove era atteso dall'ennesima riunione fiume con la Protezione civile. «Voglio specificare bene che con questa firma non obbligo nessuno a rientrare in casa - spiega il sindaco -. So della paura dei miei concittadini, ho appreso che molti, dopo l'ultima forte scossa, esprimono timore. La popolazione è allarmata. Ebbene, si sappia che con la firma di questa ordinanza, io revoco soltanto l'altra con cui avevo inibito tutte le abitazioni e segnalo che sono tornate agibili. Se i cittadini vogliono rientrare nelle proprie abitazioni, possono farlo, ma nessuno li spinge, considerato che le scosse sismiche continuano senza soluzione di continuità.. Sto facendo verificare nuovamente anche le case che hanno superato la prima verifica. È, poi, necessaria una verifica approfondita sui numeri civici degli edifici agibili perché sono a macchia di leopardo». Cialente ha perfettamente il polso della situazione. Attesa e incertezza tra gli sfollati del terremoto per l'ordinanza. C'è chi spera fiducioso di prendere possesso delle sua abitazione, ma sono molti di più coloro che hanno paura di rientrarvi.
«Hanno fatto una verifica a vista delle case - dice Walter, che dorme in una tenda del campo di piazza d'Armi -. Poniamo il caso che mi dicano che la casa sia agibile, ma come posso fidarmi a rientrare? Poi ho sentito che in questi casi si prevede di poter fare rientrare le persone sessanta giorni dopo l'ultima scossa, ma qui le scosse si ripetono ogni giorno». «Ho paura - aggiunge Mariella - anche se dovessi sapere che la mia casa è agibile, io non ci rientrerei». E alla domanda se sia meglio restare in tenda, Mariella non ha dubbi: «Assolutamente sì, anche se c'è molto disagio, perché rientrare è inconcepibile». «Mia figlia - continua - abita in una mansarda a Pettino. A lei hanno dato l'agibilità, ma gli appartamenti sotto la sua casa non lo sono, perciò come farà a rimettere piede nel suo appartamento? Anche se il sindaco firma l'ordinanza, lei non rientrerà». C'è chi si dice fiducioso, come Gabriele. «Se mi confermassero che posso rientrare in casa, io ci andrei da subito, anche stasera - sottolinea -, così darei ad altre persone un posto qui nelle tende».
La stesura dell'ordinanza è un'operazione complessa, perché deve stabilire, tra l'altro, le modalità per contattare gli sfollati e perché, prima di tornare, e il ritorno non è certo proprio perché c'è ancora tanta paura, i residenti dovranno comunque far controllare gli impianti del gas per riattivare gli allacci. Sarebbe quindi un ritorno graduale, non in massa. «Firmata l'ordinanza - spiega Cialente -, i cittadini, che hanno la casa agibile, potranno rientrare gradualmente e non dovranno fare alcuna comunicazione. Diverso il discorso per il riallaccio del gas perché, in questo caso, dovranno chiamare i verificatori, gli installatori e i collaudatori, inseriti in un elenco che allegheremo all'ordinanza e che pubblicizzeremo. Per quanto riguarda, infine, le case delle categorie B e C, ovvero le abitazioni agibili con qualche intervento, sto aspettando di capire con la Protezione civile quali saranno le modalità e i tempi per il rimborso delle spese». Le zone con più case agibili, seppure agibili qua e là, sono via Strinella, Torrione, Torretta, Aragno e Arischia. «Chiedo scusa ai miei concittadini per i ritardi - conclude Cialente -, ma li voglio tranquillizzare sul fatto che sto tenendo ben presente la loro paura ed è per questo che faremo altre verifiche». I disabili non potranno rimanere nelle tendopoli in eterno. La preoccupazione viene espressa dalle associazioni di volontariato cittadine che in questi giorni si rapportano a fatica con le varie organizzazioni di Croce Rossa e Protezione civile. «Se è difficile per chiunque cercare di ritagliarsi un angolo di tranquillità - dice Gaspare Ferella, presidente della Comunità per disabili XXIV Luglio -, quando si divide una tenda di pochi metri con altre sei o sette persone, la situazione è di gran lunga peggiore per chi ha difficoltà a muoversi liberamente, vedere, udire o comunicare».

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