È la storia di un giovane operaio delle Fs, Anthony Forsythe. Morì la notte del 10 dicembre 2007 - Leggi l'articolo dell'epoca - mentre stava riparando un guasto in una stazione alle porte di Roma. La famiglia: "Volevano archiviare il processo, ma non ci arrendiamo"
La Repubblica, 11 dicembre 2007, pagina 9 della cronaca di Roma: "Operaio travolto e ucciso dal treno, stava riparando un guasto sui binari". Che venga liquidata così la morte di Anthony Forsythe, schiacciato a 26 anni da un convoglio a centottanta all'ora alle porte della capitale, la sua famiglia non può accettarlo. L'episodio avvenne la notte tra il 9 e il 10 dicembre di due anni fa. L'apprendista delle Fs era impegnato in lavori di manutenzione alla stazione di Terricola, sulla linea Roma-Formia. Lo chiamarono d'urgenza per riparare un guasto insieme a un collega, su quei binari passò un treno che lo colpì, uccidendolo sul colpo.
La prima fase delle indagini, riferisce la famiglia della vittima, "si è conclusa in modo a dir poco ridicolo" con la richiesta avanzata dal pubblico ministero di archiviare il processo penale. Di conseguenza la procura dell'avvocato dei Forsythe rischiava di andare persa, e con essa i termini per opporsi alla domanda di bloccare il procedimento, scaduti senza che nessuno avesse informato gli stessi legali. In sostanza, osservano ancora i familiari del giovane, stando alla tesi del pm non ci sarebbero responsabilità sull'accaduto, se non quelle da attribuirsi "alla non corretta e inadeguata condotta" dello stesso Anthony. Niente colpevoli. Stop al processo.
Cerchiamo negli archivi dei giornali e delle agenzie di stampa, non troviamo altro che quel trafiletto di ?nera' del 2007. Un esempio di come i riflettori su episodi come questo (e sono migliaia) si spengono se la tragedia non è una strage bensì "una morte sul lavoro come tante". Ne parliamo perché mentre va in scena il processo alla Thyssenkrupp, disastro-simbolo delle vittime sul lavoro, sono tante le famiglie alla ricerca di verità sulla morte dei loro cari. Quella di Anthony Forsythe è soltanto una di queste.
È proprio vero che nel suo caso non ci fu alcun responsabile? Dopo l'iniziale richiesta di archiviazione, la novità è che il Tribunale Penale di Roma ha concesso alla famiglia della vittima la possibilità di andare avanti con il processo. "Tutte le prove - si legge in una nota firmata dai familiari del giovane operaio - si limitano alla deposizione del collega che operava con Anthony quella notte, ma ce ne sono di rilevanti perché questa tesi vada ridiscussa".
Seguono argomentazioni: "Il pm non ha tenuto minimamente conto che Anthony fosse in apprendistato, per cui gli mancava l'esperienza pluriennale di altri lavoratori. E neppure che lo stesso giorno aveva lavorato per dieci ore ed è stato svegliato nel cuore della notte per andare a eseguire un lavoro con probabili e comprensibili mancanze fisiche e psicologiche". Spostarsi dalla traiettoria di un treno che viaggia a centottanta chilometri all'ora, si legge poi, "non è affatto semplice", specie "se si porta a tracolla uno strumento che pesa dieci chili". Se Anthony era così inaffidabile, si chiede ancora la famiglia, "perché quello strumento è stato affidato a lui?". Il caso non è chiaro. Il processo continua.