PESCARA. Sessanta euro a settimana, 240 al mese. Un fardello pesante da portare se si deve convivere con lo status di cittadino sfollato e lavoratore in mobilità. In questa scomodissima situazione si trova l'aquilano Giuseppe Fiore. «Sono i soldi che spendo per mandare i miei due figli a Roma, dove studiano», spiega Fiore. «L'Arpa li fa pagare perché partono da Pescara. Per viaggiare gratis come gli altri sfollati, dovrebbero fare scalo all'Aquila. Cosa disdicevole: perderebbero molto tempo e correrebbero il rischio di non fare in tempo a prendere la coincidenza».
Claudia, 26 anni, è laureata in giurisprudenza e segue un corso di specializzazione per le professioni legali alla Sapienza. Il 21enne Giancarlo, invece, studia Economia e commercio alla Luiss. «La mia famiglia sta subendo un'ingiustizia», aggiunge Fiore, la cui abitazione nel quartiere Torrione non risulta agibile a causa del sisma del 6 aprile. «Ed è forte la possibilità che ci siano altri aquilani in questa situazione. Dopo il terremoto, come molti concittadini, sono venuto sulla costa, a Francavilla, perché mi è stato consigliato dalle autorità. Ma, badate bene, non ho voluto niente. Invece di accomodarci in un albergo, io e la mia famiglia viviamo in un'abitazione privata che non è di nostra proprietà. Per il mangiare, ci arrangiamo. Insomma, non pesiamo sulla comunità e, ve lo assicuro, stiamo facendo uno sforzo notevole. So di gente che ha la casa al mare, ma si è procurata il posto in albergo. I soliti furbi, insomma. E' su questi che si dovrebbe intervenire. Invece, gli opportunisti vivono beati e agli onesti vengono creati sbarramenti burocratici incomprensibili».
Fiore si è rivolto all'Arpa, la cui struttura invita a pensare che, soprattutto in questo momento di gravissima emergenza, ci sia la massima disponibilità verso i cittadini: si parla di una società per azioni a capitale pubblico e il maggior azionista è la Regione Abruzzo.
«Mi sono appellato all'Ufficio del presidente, ottenendo solo di poter parlare con un funzionario. Quindi, ho ricevuto una spiegazione poco convincente: sulla tratta Pescara-Roma, mi è stato detto, vista la presenza di altri vettori, noi sfollati dobbiamo comunque pagare il biglietto. Ma cosa m'importa delle altre compagnie? I miei figli viaggiano con l'Arpa, mica fanno la spola. Credo che i politici abruzzesi e gli amministratori dovrebbero intervenire a nostra tutela: ora siamo nella fascia debolissima della popolazione abruzzese. Claudia e Giancarlo devono già sopportare lo stress del terremoto, i disagi dello sfollamento e i problemi legati al mio lavoro: perché costringerli anche a viaggi disagevoli per andare a studiare?».