Iscriviti OnLine
 

Pescara, 28/04/2026
Visitatore n. 753.513



Data: 29/04/2009
Testata giornalistica: Il Centro
TERREMOTO IN ABRUZZO - Ratzinger tra le macerie. Arrivo in auto e grande sobrietà nella visita agli sfollati e ai luoghi simbolo del disastro

Benedetto XVI all'Aquila: come Cristo a Emmaus. Inciampa, quasi cade e si sporca le scarpe nel fango delle tende

L'AQUILA. Arriva in auto. Come quegli aquilani che scappavano dal sisma. Inciampa e quasi cade. Come quegli aquilani che quella notte al buio cercavano la salvezza. Si sporca le scarpe col fango delle tendopoli. Come quegli sfollati aquilani che combattono ogni giorno con freddo e pioggia. S'inginocchia davanti a Celestino V, come fanno tutti gli aquilani alla Perdonanza. Benedetto XVI si fa uno di loro, un compagno «come Cristo per i discepoli di Emmaus», di cui parla appena arrivato a Onna. Niente elicottero e grande sobrietà per la visita del Papa agli sfollati e ai luoghi simbolo del disastroso terremoto. Pellegrino nel dolore, il pontefice tedesco si toglie il pallio davanti alle spoglie del predecessore che depose la tiara.
NIENTE PIENONE. Non c'è la folla oceanica (la polizia conta 5mila persone) ad accogliere Papa Ratzinger nella spianata delle Fiamme gialle di Coppito. Ultima tappa di una Via Crucis ideale che parte dal Getsemani di Onna e, passata sotto il Calvario con tante croci della casa dello studente, arriva fino al luogo dove i trecento innocenti sono stati ricomposti nelle bare. È qui, davanti alla venerata statua della Madonna di Roio e al grande crocifisso salvato dalla chiesa delle Anime Sante, che il Papa, ventitré giorni dopo il buio della morte, parla di Resurrezione.
«Mai venga meno, nelle persone colpite, la fiducia in Dio». La preghiera. Ma subito dopo, ecco il monito. «Ma anche come comunità civile occorre fare un serio esame di coscienza, affinché il livello delle responsabilità, in ogni momento, non venga meno. A questa condizione, L'Aquila, anche se ferita, potrà tornare a volare». Ed ecco il primo, convinto applauso della folla che lo aspetta sotto la pioggia e nel crescente timore di nuove scosse, alimentato dalla psicosi che non conosce limiti.
IL MONITO. Il dovere di non sbagliare più è un concetto che il Papa affronta già appena messo piede a Onna, senza elicottero perché il maltempo non lo permette. E anche in questo lo accomuna a tutti gli aquilani che stanno soffrendo il freddo sotto le tende. «Bisogna ricostruire case solide: lo dobbiamo anche ai nostri fratelli che sono morti». Un richiamo al dovere che il presidente della Regione Gianni Chiodi, profondamente ossequioso nel baciamano al pontefice, sintetizza così: «Noi come classe politica, siamo costretti a fare fronte comune». Più diretto e immediato l'approccio del sindaco Massimo Cialente che legge, sì, ma parla col cuore in mano. «Oggi più che mai sono fiero e orgoglioso di guidare la popolazione aquilana, che ha dimostrato una dignità esemplare e una forza d'animo straordinaria in un momento terribile come questo. Ricostruiremo la regina degli Appennini». Stefania Pezzopane fa la fila per il baciamano con il capo coperto da un fazzoletto nero. Poi esulta nel vedere la foto che la ritrae davanti al Papa.
LA CADUTA. Il Papa si fa vicino alla gente anche quando inciampa nella moquette blu subito dopo aver adornato la statua della Madonna di Roio con la rosa d'oro. La prontezza dei cerimonieri lo rimette in piedi all'istante.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it