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Data: 29/04/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Verso le elezioni - Amministrative, il Pdl punta a dare scacco al Pd. Anche Bologna e Firenze in zona rischio. Il centrodestra vuole riprendersi Bari e la Provincia di Milano

ROMA - Le elezioni amministrative del 6 e 7 giugno potrebbero pesare più di quelle europee. Sui rapporti di forza, sulle strategie di Berlusconi, sul congresso del Pd. E i ballottaggi del 21 e 22 giugno potrebbero lasciare segni più profondi dello stesso referendum elettorale anche perché, nel fissare la data, il governo ha puntato sul fallimento del quorum. Si voterà in 63 Province, tra cui Milano, Torino, Venezia, Napoli, Bari, Bologna, Firenze, Padova, Perugia, Pescara, Potenza. E contemporaneamente si voterà in 228 Comuni con più di 15mila abitanti, compresi 31 capoluoghi e città come Bari, Bologna, Firenze, Bergamo, Padova, Perugia, Livorno, Campobasso. È la tornata amministrativa più vasta. Con maggiore densità nel centro-nord, in particolare nelle regioni «rosse».
La trincea del Pd. Per il partito di Franceschini la sfida è ad altissimo rischio. Non solo perché sono in ballo le principali amministrazioni di Emilia, Toscana e Umbria. Ma anche perché il confronto si farà con le consultazioni del 2004, il picco elettorale del centrosinistra negli ultimi 15 anni. Allora fece «cappotto». Il centrosinistra vinse quasi ovunque: anche alla Provincia di Milano, anche al Comune di Bergamo, anche a Bari e in gran parte della Puglia. Delle Province che si preparano al voto, tre sono di nuova istituzione, 50 hanno giunte di centrosinistra uscenti, 10 giunte di centrodestra. Ma oggi, trasferendo semplicemente il voto politico del 2008, la coalizione Pdl-Lega parte decisamente favorita in 33 Province e forse anche qualcuna in più. Il Pd mantiene il vantaggio solo in 15, mentre per le rimanenti le differenze sono minime. Le proporzioni si ripetono anche nella corsa dei sindaci. Per di più i democrat hanno dovuto cambiare candidato nelle città-simbolo di Bologna e Firenze, non senza polemiche. Mentre in altre città «rosse» come Reggio Emilia, Livorno e Ancona tre ex-sindaci Pci sono scesi in campo contro i candidati Pd. La forza dei governi locali sta nel dna del Pd almeno quanto la capacità televisiva sta in quello di Berlusconi. I democrat sperano che alla fine il fattore-candidato giochi a loro favore. Ma è chiaro che produrrebbe effetti strutturali una supremazia del Pdl anche nella partita del radicamento.
Il patto Pdl-Lega. Per questo Berlusconi ha voluto un patto di ferro con Bossi fin dal primo turno. Non c'era mai stato in passato. Alla vittoria del centrosinistra nel 2004 anche in realtà del Nord in apparenza inespugnabili contribuì non poco la corsa solitaria del Carroccio, ad esempio al Comune di Bergamo o alla Provincia di Milano. Stavolta, invece, non c'è Provincia dove Pdl e Lega non siano alleate. E i soli Comuni capoluogo dove il Caroccio corre da solo sono Modena e Reggio Emilia (con chances minime per il Pdl). La Lega ha una motivazione aggiuntiva: vuole ridurre il più possibile il ricorso ai ballottaggi per evitare sorprese sul quorum del referendum. Nella trattativa Bossi ha rinunciato ovunque ai candidati-sindaci per avere in cambio tanti candidati-presidenti di Provincia (Brescia, Bergamo, Lodi, Sondrio, Belluno, Venezia, Rovigo, Cuneo, Biella, persino Pisa). Dal Senatùr comunque Berlusconi ha ottenuto il via libera addirittura ad un simbolo comune Pdl-Lega nei Comuni inferiore ai 15mila abitanti: sarà usato prevalentemente in Lombardia, in ogni caso è un precedente politico.
A sinistra alleanze variabili. Anche il Pd ha cercato di costruire coalizioni attorno ai propri candidati. Ma la mappa è molto frastagliata. Il segretario democrat ha di recente puntato il dito contro Di Pietro, leggendo una lista di Comuni o Province in cui la corsa solitaria dell'Idv rischia di «far vincere» il centrodestra: Campobasso, Crotone, Bergamo, Potenza, Brescia, Biella, Cuneo, Barletta, Modena, Brindisi, Taranto, Foggia. Ci sono ancora dieci giorni per definire liste e alleanze. Ma il fronte con l'Idv è tra i più caldi, anche per la competizione alle europee. Con Rifondazione comunista le rotture sono anche maggiori. In genere, dove Pd e Prc hanno governato insieme la coalizione tiene. Altrove l'alleanza non è stata neppure cercata. Non c'è accordo a Milano, Torino, Napoli e Firenze. Mentre il patto di coalizione è confermato a Bari e Salerno ed è stato ricostruito da Delbono a Bologna dopo lo scontro con Cofferati. Con l'area di Vendola l'intesa è la regola: ma ci sono eccezioni come Ancona. Con l'Udc una sola alleanza organica: per Ferrarese alla Provincia di Brindisi.
L'Udc corre da solo. Almeno per il primo turno è stata questa la scelta preferenziale di Casini. L'obiettivo è marcare l'autonomia centrista. Ma anche trainare il partito alle Europee. Molti deputati (Vietti, Libé, De Poli, Galletti, Occhiuto) sono stati schierati alle provinciali. In 50 Province l'Udc sosterrà un proprio candidato, di Brindisi si è detto (Ferrarese era stato indicato dai centristi), in 12 Province i centristi sono in coalizione con il Pdl. Si tratta in pratica delle amministrazioni di centrodestra uscenti. Ma fa eccezione la Campania, dove De Mita ha spinto per fare subito (a Napoli, Avellino e Salerno) la scelta di campo anti-Pd. Fotografia analoga nei Comuni. A Bologna l'Udc sostiene Guazzaloca, mentre a Reggio Emilia la "zarina" Spaggiari.
Le sfide nel Sud. La tornata amministrativa interessa di meno il Mezzogiorno. Ma non mancano le partite emblematiche. In Campania si vota nella Provincia di Napoli. In Puglia in tutte le Province. E così in Basilicata. Nel 2004 il successo del centrosinistra fu il preludio dell'en plein alle regionali 2005. Stavolta le sfide per i candidati Pd si annunciano ben più ardue che nelle regioni «rosse», dove comunque c'è una tradizione e un insediamento sociale robusto. La partita più simbolica è forse quella di Bari, dove Emiliano cerca il bis. In Sicilia i Comuni maggiori chiamati alle urne sono Caltanissetta, Mazara del Vallo e Sciacca. La particolarità politica è che, mentre il Pdl ha sancito il patto con la Lega, non è riuscito a fare altrettanto con il Mpa di Lombardo. Il Mpa corre da solo, quasi ovunque con propri candidati-sindaco, come l'Udc. Pure Lombardo tenta di portare la sua lista (con la Destra di Storace e i pensionati di Fatuzzo) sopra la soglia del 4%.

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