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Pescara, 28/04/2026
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Data: 29/04/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Berlusconi: voterò sì al referendum elettorale. «La Lega non sarà contenta? Ci credo...». E sulle riforme: la Costituzione non dice di farle con l'opposizione.

VARSAVIA - Silvio Berlusconi rivela che al referendum di giugno, sulle correzioni del sistema elettorale, non esiterà a votare sì. «Alla consultazione che dà il premio di maggioranza al partito più forte, vi sembra che io possa votare no? Nella domanda c'è la risposta. Va bene tutto, ma non si può pensare di essere masochisti». A chi gli fa notare che la Lega non sarà contenta di questa posizione del premier, replica: «Ci credo, anch'io se fossi nei panni della Lega non sarei contento». E parla delle controverse candidature femminili nelle liste elettorali: «Sono felice di tirarmi fuori» dalla selezione, esclama, indicando di aver lasciato le scelte delle candidature ai coordinatori del Pdl. Con un eloquente gesto della mano, di uno che impugna un'arma, avverte: non si può fare il tiro al bersaglio se una è bella. Le «polemiche sono deludenti, le candidature che ho letto sui giornali sono quasi tutte inventate». Poi aggiunge: «Sono suppoter di Lara Comi, è bravissima». Quanto alla proposta presentata dall'opposizione di assumere un impegno che vincoli la maggioranza a non modificare la Costituzione senza in concorso degli avversari, dà una risposta precisa. Per cambiare la Carta non è necessaria l'opposizione. «Non c'è un solo articolo nella Costituzione, che dica che è necessario il concorso dell'opposizione». Quando la giornata di incontri bilaterali con il premier Tusk è terminata, Berlusconi, arriva in albergo e si concede ai cronisti. «Si dice che si vuole il 50 per cento di donne nelle liste elettorali», si sfoga amareggiato, «poi quando vai a prendere candidate, che non ho scelto io, e che vengono a fare un corso, si polemizzi su un aspetto gradevole. E' una delusione totale».
In politica estera, la Polonia vorrebbe che l'Italia diventi il primo partner commerciale, parola del premier Donald Tusk, malgrado ciò qualche smagliatura, tra Varsavia e Roma, c'è. Ad esempio, la questione della poltrona del futuro presidente del Parlamento europeo. Berlusconi sponsorizza l'italiano Mario Mauro ma i polacchi vorrebbero, Jerzy Buzek, che è anche ex primo ministro. Ci sono state intese commerciali sia per nuovi programmi di centrali nucleari sia per le fonti rinnovabili, ovvero il carbone pulito. Italia e Polonia, ha sostenuto Berlusconi, «hanno problemi simili». Il premier si fa garante, affinchè Eni ed Enel vengano coinvolte nei progetti «con le imprese polacche». Il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, da parte sua, ha ricevuto un sì pieno dal collega, Grabarczyk, al progetto del corridoio, Danzica, Venezia, Trieste.

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