Da lunedì forse saranno disponibili i moduli per fare la richiesta. «Ma serve la consultazione sindacale»
L'AQUILA. Gianni Di Cesare, segretario generale della Cgil Abruzzo, sa in cuor suo che sarebbe stato meglio andare a fare la manifestazione nazionale del 1º Maggio davanti a una fabbrica aquilana, per testimoniare in modo ancora più forte il messaggio dei sindacati a difesa dell'occupazione. Sarebbe stato anche un modo per essere ancora più vicini ai terremotati. Ma le scelte sono state altre e lui si adegua.
«Andremo alla Scuola del Coppito perché sono attesi molti pullman da tutto l'Abruzzo e quello è l'unico posto che garantiva i parcheggi. La logistica è importante, la situazione ambientale richiede anche adattamenti». E poi le notizie sono altre. «Tre giorni fa abbiamo chiuso l'accordo per la cassa integrazione in deroga. Riguarda i lavoratori dei 49 Comuni colpiti dal sisma. E' il primo passo».
Le risorse ci sono?
«Ci sono 30 milioni di euro. Secondo i nostri calcoli, e viste le persone che in questi giorni sono venute nei nostri uffici della tendopoli di Coppito, i soldi potrebbero bastare al massimo per 4 mesi. Poi servirà un rifinanziamento».
Che cosa garantiscono questi soldi? E chi ne potrà usufruire?
«Garantiscono il 70 per cento dell'ultimo stipendio. Ne possono usufruire tutti i lavoratori dipendenti, anche quelli con contratti a tempo determinato. Non i cococo e i lavoratori a progetto. Il punto è che riguarda ogni tipo di lavoratore, da quelli delle grandi aziende a quelli delle piccolissime, alle colf, alle badanti. Per questo ci aspettiamo moltissime domande».
I moduli ci sono già?
«Contiamo di averli disponibili già da lunedì. Ma prima di dare il via libera c'è bisogno di un altro passaggio».
Quale?
«E' prevista la consultazione dei sindacati».
Una trattativa? Perché?
«Perché c'è forte la tentazione di far passare la cassa integrazione in deroga come una forma di assistenza, invece per noi è lo strumento che serve a mantenere in vita il tessuto produttivo. Quindi non vogliamo che tutti i lavoratori di un'azienda vadano in cassa integrazione perché questo significherebbe, di fatto, la chiusura di quest'azienda. Vogliamo che almeno uno, due, restino attivi. Magari, per esempio, per rispondere al telefono. Non è facile, ma ci impegneremo perché sia così». (a.ce.)