ROMA Anche i dipendenti pubblici hanno firmato l'accordo sulla riforma dei contratti di lavoro. Non tutti i dipendenti pubblici ovviamente, e neanche tutti i sindacati che li rappresentano, ma soltanto le sigle che già avevano sottoscritto la pre-intesa del 22 gennaio: la Cisl, la Uil, la Confsal ed altri sindacati minori del pubblico impiego. La novità questa volta sta nel fatto che la Cgil non ha neppure scelto di non firmare, non essendo stata convocata dal ministro Brunetta. Perciò il segretario del sindacato escluso Guglielmo Epifani ha scritto una lettera di protesta indirizzata personalmente al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
I contenuti dell'accordo. Nel testo firmato ieri non ci sono grandi novità rispetto a quanto già scritto a gennaio. Si conferma la durata triennale dei futuri contratti (non più due anni come è stato finora). Si conferma il ricorso a un nuovo indice dei prezzi per misurare l'inflazione: gli aumenti di stipendio non saranno più legati al Foi (uno dei parametri del carovita elaborati dall'Istat), bensì a un indice chiamato Ipca. È confermato che il calcolo di questo indice sarà depurato dagli aumenti dei prezzi dei prodotti petroliferi.
Le particolarità del pubblico. Sono confermate anche le due peculiarità che riguardano i lavoratori del settore pubblico. Innanzitutto, la percentuale di rivalutazione dello stipendio non sarà applicata sul 100% della retribuzione, ma su una base di calcolo «costituita dalle voci di carattere stipendiale». Sembrerebbe di capire, cioè, che gli aumenti non riguarderanno i premi e le indennità speciali riconosciute nelle singole amministrazioni. Anche la seconda particolarità riguarda la parte integrativa della busta paga. L'accordo-quadro del 22 gennaio indicava come obiettivo principale quello di favorire la diffusione dei contratti integrativi e dei premi aziendali, che infatti il governo ha cominciato a incentivare con sconti fiscali per le aziende. Per il lavoro pubblico invece il discorso è diverso, e un aumento delle risorse per il momento non è all'orizzonte.
L'esclusione della Cgil. Nella sua lettera al premier, Epifani si lamenta: «Alla Cgil non è pervenuta alcuna convocazione né per partecipare alla riunione di oggi, né per quelle che sicuramente hanno preceduto quella odierna. Non può certo sfuggirLe la gravità di questo gesto». Il ministro Renato Brunetta replica: «Trattandosi di un accordo applicativo, non vi era alcun motivo giuridico per invitare organizzazioni sindacali che non hanno firmato l'accordo quadro».
La Cisl. Per il segretario della Cisl Funzione pubblica Giovanni Faverin «la riforma degli assetti contrattuali è una grande opportunità. Perderla perché non si ha il coraggio di cambiare vorrebbe dire rinunciare volontariamente a guardare avanti».