Stanchezza e paura per il futuro incerto dominano tra gli sfollati. E ci si chiede: le "casette" basteranno per tutti? Intanto la terra continua a tremare
L'AQUILA - «Scusate, posso fare una domanda? Quando tornerò a dormire nel mio lettino?». La voce dell'innocenza di un bambino di 6-7 anni, che ieri sotto un tiepido sole stava giocando a pallone nella tendopoli di Piazza d'Armi, ha squarciato il lieve velo di ottimismo scaturito dall'annuncio che tra breve saranno costruiti i moduli abitativi nelle 21 aree identificate attorno al capoluogo. Alle parole del bambino in molti si sono intristiti. È trascorso quasi un mese dalla terribile scossa, ma per molti la permanenza nelle tendopoli è già un peso insostenibile. A cominciare da Onna, simbolo del sisma, per finire a Poggio Picenze e a quelle issate a Piazza d'Armi. La gente è già stufa; è stufa del freddo delle notti aquilane, della pioggia, del fango e delle file per mantenere un minimo di igiene.
Poi subentra pure la preoccupazione sul futuro e tanti sono gli interrogativi che pongono e si pongono. La domanda più frequente e continua, una sorta di cantilena, una specie di messaggio coi segnali di fumo come facevano gli indiani d'America per comunicare da riserva a riserva, che sovrasta tutte le tendopoli dell'area martoriata dal terremoto: «Quando usciremo da queste tende?». Perchè la gente comincia a non poterne più della precarietà, come ha detto il 1 maggio prefino una suora al premier Berlusconi in visita alla tendopoli di Collemaggio. Secondo il governo e il commissario straordinario, Guido Bertolaso, i rientri avverranno molto presto. In molti però, storcono la bocca, non sono convinti. «E poi, in queste casette chi ci andrà, visto che saranno per 13-15 mila persone?». Facendo un rapido calcolo: se circa il 50% delle case saranno agibili e quindi prima o poi abitabili, restano fuori circa 36 mila persone (la metà della popolazione aquilana). Nelle casette, come detto, c'è posto solo per 13-15 mila persone: «E gli altri 20 mila che fine fanno?», si chiede Antonio. Certo, in molti resteranno in affitto sulle zone costiere o nelle case disponibili che verranno censite tra qualche giorno, ma la domanda in parte resta sospesa.Tanti i dubbi anche sulle scuole. «Saranno pronte per settembre? Altrimenti dove andranno i nostri figli? Il nostro inverno non perdona». Molti edifici scolastici sono agibili, mentre gli altri dovranno essere messi a norma o ristrutturati. Anche in questo caso molti interrogativi restano. Certo, in inverno non è possibile fare lezione in una tendopoli, forse nei moduli abitativi... Chissà. In molti poi hanno paura di allontanarsi dalle proprie abitazioni danneggiate. «Speriamo che le casette siano vicine alle nostre abitazioni, altrimenti sarà un grosso problema».
Intanto nelle tendopoli ci sono problemi igienici. «In molti - hanno detto i coordinatori - ci chiedono i disinfettanti per i cibi e per i vestiti e fortunatamente ancora non arriva il caldo estivo. Si spera che per quel periodo in molti si sistemeranno nei moduli abitativi». Insomma i malumori e le preoccupazioni aumentano e le scosse non danno tregua: «A proposito - chiede un anziano seduto fuori la sua tenda mentre si gusta una sigaretta - ma quando finiscono?».
Ieri a Poggio Picenze è arrivata una gradita sorpresa. «Sono venuto a trovare degli amici». A parlare è Enrico Montesano, che ha incontrato il sindaco e l'assessore ai Lavori pubblici, Nicola Menna e Mario Masci, per mettere a punto gli ultimi dettagli per un'iniziativa a cui già pensa da qualche tempo: portare a Poggio Picenze il suo ultimo recital "Epica e cotica". «Piuttosto che raccogliere dei fondi con uno spettacolo da fare a Roma - spiega Montesano, che a Poggio Picenze era in visita al campo di Casapound - preferisco venirlo a fare qui, per loro, come avrei fatto per degli amici, per dei parenti. Ho chiesto ai miei tecnici di lavorare una giornata gratis e in 15-20 giorni sono sicuro che riusciremo a organizzare tutto». «Volevamo farlo all'Aquila - ha spiegato ancora Montesano - Ma poi abbiamo pensato ai paesini limitrofi, che non sempre vengono ricordati, e ci siamo convinti fosse meglio farlo qui, nella Piazza Rosa. Sono sicuro che verranno in tanti da tutti i piccoli centri dei dintorni, da San Demetrio a Barisciano... Alla fine saranno in 2mila. Quanto allo spettacolo, mettiamo in scena il recital già portato al Gran Teatro, "Epica e cotica". Che poi dopo il terremoto ci sta pure bene... È un invito per tutti, più etica e meno cotica». Infine l'ex portiere della nazionale Giovanni Galli ha trascorso la giornata nel campo di accoglienza di Pile gestito dalla Misericordia di Firenze. Candidato sindaco del Pdl nel capoluogo toscano, Galli si è intrattenuto con gli sfollati e ha giocato a pallone con i bambini, naturalmente in porta.