In fondo è un buffetto sulla guancia, ma al mattino si stampa come uno schiaffo sul viso. Buffetto di vescovo, schiaffo di immagine, stampato sul volto del leader. Berlusconi deve leggere sul quotidiano dei vescovi italiani le parole che odia. «Le gesta del premier» di cui non c'è da vantarsi. «Il conto che poi arriva», anche in politica. «La stoffa umana» di cui si dubita. «La sobrietà» da praticare. «Lo specchio meno deforme» da offrire alla società. «Il ciarpame», lo stesso termine usato da Veronica, da rimuovere. Il tutto firmato «Avvenire», giornale della Cei. Molto meno di una pubblica condanna, molto più di un pubblico rimprovero. Il pulpito cattolico parla in via indiretta e informale ma parla, eccome.
Bisogna reagire, subire non si può. A rischio comincia a essere il plebiscito atteso per giugno: quei quattro milioni di preferenze che significano strada libera per nuovi poteri al premier anche per via di una nuova Costituzione. I sondaggisti lavorano in segreto ma sussurranno che, se continua così, non mancheranno i voti al Pdl, non ci sarà travaso di consensi verso l'opposizione. Però potrebbe mancare qualche voto a lui, proprio a lui. Peggio ancora se il divorzio che si avvia non fosse consensuale e quindi veloce e, per quel che si può, riservato. Un divorzio per colpa si trasformerebbe in un lungo e pubblico processo ai comportamenti del leader.
Reagire subito, dove Berlusconi è bravo e di casa: in tv, da Vespa, sotto il titolo slogan: «Adesso parlo io». E Berlusconi parla e tanto. Tanti minuti e tanto calore nell'eloquio per dire che è tutto falso, tutte calunnie. Della stampa, della sinistra, che sono in fondo la stessa cosa. Che non sopportano entrambe la sua «popolarità al 75 per cento». Calunnia la presenza delle «ragazze di Silvio» in lista. Calunnia che siano state depennate dopo la denuncia di Veronica. Calunnia, oltretutto stupida, il suo rapporto con Noemi: «Non frequento diciottenni e ora vi spiego come e perché ero a quella festa». Calunnie cui la moglie ha creduto e di cui dovrebbe ricredersi.
Insomma la sua parola, rafforzata dalla sua popolarità, contro quella degli altri, moglie compresa, suffragata da qualche fatto. Se la gioca così la partita Berlusconi, in difesa, difesa a «catenaccio» per la prima volta da un anno.
Vincerà anche stavolta? Per quel che si avverte superficialmente, sulla pelle della «gente», stavolta la gente, anche la sua, non gli crede del tutto. Non convince che sotto tutto questo fumo non ci sia neanche un po' di arrosto. Non gli crede, ma lo voterà lo stesso in nome del «anche se va con le minorenni, che c'entra col voto?». Tra i suoi tanti miracoli d'opinione Berlusconi sta realizzando anche quello per cui si può perdere un po' di stima senza perdere un po' di consenso.