La visita tra le macerie del centro e la seduta solenne del consiglio «La città tornerà il gioiello che era»
L'AQUILA. Il monito della terza carica dello Stato arriva a fine intervento, nel silenzio di un'aula strapiena: «Si accertino le responsabilità nella violazione delle norme di edificabilità». Il procuratore della Repubblica, Alfredo Rossini, in prima fila, ascolta con attenzione. Le parole di Gianfranco Fini lanciano un messaggio preciso.
Nel giorno della commemorazione solenne, «nel luogo del dolore», come l'ha definito il presidente della Camera dei Deputati, la sua presenza assume un significato di particolare rilievo. Doveva essere una cerimonia formale, ma in realtà si è trasformata in qualcosa di molto più significativo.
«L'Aquila», ha detto Fini, «è stata la capitale del dolore e dell'orgoglio italiani per la forza morale e la dignità dimostrate: l'Italia intera si è riconosciuta negli aquilani. Una delle città più belle d'Italia è stata sfregiata e deturpata dal terremoto, ma deve rinascere. È dovere delle istituzioni far tornare a brillare il gioiello culturale e paesaggistico del capoluogo abruzzese. Le risorse dovranno essere congrue ai danni subiti. Questo dramma ha colpito la profonda sensibilità di tutti senza retorica».
IN CENTRO STORICO. Prima della seduta il presidente Gianfranco Fini ha voluto vedere con i suoi occhi gli effetti del disastroso terremoto del 6 aprile. Prima è passato davanti alla Basilica di Collemaggio e poi, insieme ai presidenti del consiglio regionale e della giunta, Nazario Pagano e Gianni Chiodi, si è spostato a piedi fino alle macerie della Casa dello studente percorrendo via XX Settembre.
LA SEDUTA. Il presidente Pagano ha rivolto un pensiero ai dipendenti regionali e ai loro familiari morti nei crolli - «ad Anna Maria Cialente che ha perso il figlio Francesco Esposito, ai familiari dei dipendenti della giunta Antonella Andreassi e Piervincenzo Gioia, ad Alba Bafile che ha perso il padre Vittorio, già dipendente del consiglio, ai familiari di Giulio Brunelli, altro dipendente in pensione» - e ha comunicato che l'aula dell'emiciclo che ha ospitato il consiglio regionale di ieri è stata intitolata alla memoria di Sandro Spagnoli (vedi altro servizio in pagina). Pagano ha sottolineato come «l'economia abruzzese sia stata stravolta con centinaia di attività produttive ferme, oltre 60mila sfollati» e ha ricordato «le decine di episodi di atti di eroismo. Sono stati tanti e ne saluto idealmente uno che oggi è qui con noi, l'ispettore capo della polizia Antonio Zuccheddu, che ha salvato due persone sepolte sotto le macerie. Ora va subito attivata la ricostruzione delle case che sono fulcro delle famiglie».
LE ALTRE REGIONI. Sono intervenuti amministratori di altre Regioni. Vasco Errani, presidente dell'Emilia Romagna e della Conferenza Stato-Regioni, ha invocato «un nuovo patto sociale per la sicurezza e la legalità»; c'erano anche Mercedes Bresso, presidente del Piemonte, Sandra Lonardo della Campania e Monica Donini, presidente dell'Assemblea legislativa dell'Emilia Romagna, in veste di presidente dei Consigli regionali. Tutti hanno chiesto misure concrete e rapide per la ricostruzione, in un'ottica di federalismo solidale.
I CONSIGLIERI. Il capogruppo del Pdl, Gianfranco Giuliante, si è detto «fiducioso». «Nell'azzeramento della vita non solo della morte, ma anche nell'incertezza, dico che noi vogliamo tornare a casa, nella nostra città che sapremo far tornare bella». Carlo Costantini, capogruppoo dell'Italia dei valori, ha parlato a nome di tutte le opposizioni. «Occorrono soldi veri e subito, entro 24 mesi e non 24 anni. Bisogna dare una risposta a chi deve ricostruire la casa con indennizzi per il 100% dei danni subiti».
GLI ASSENTI. Solo due i consiglieri regionali non presenti. Giustificata l'assenza del consigliere Antonio Del Corvo (Pdl) a causa di un grave lutto familiare. Voluta invece quella di Maurizio Acerbo (Rifondazione comunista): «Mi sono stancato delle iniziative istituzionali e credo che sia arrivato il momento di ricominciare a lavorare. Stavo per andare poi ci ho ripensato. Deve finire il tempo delle commemorazioni e iniziare subito un'attività seria».
UNA BIMBA IN AULA. La piccola Alice Gea Fontanazza, nata il giorno dei funerali di Stato a Coppito, è in braccio alla mamma Manuela. Dalle sue parti non si sente un lamento, è tranquilla dall'inizio alla fine della seduta.
PEZZOPANE COMMOSSA. La presidente della Provincia, con la voce rotta dal pianto, ha lanciato un appello al presidente Fini. «Grazie presidente per la sua sobria presenza. È passato un mese, forse il più lungo della nostra vita. Forse ci saranno giornate a tempi difficili. Grazie a chi ha lavorato per tirare fuori i nostri morti. Molti non ce l'hanno fatta e il dolore è immenso. Non riusciamo nemmeno a piangere e quando lo facciamo è un pianto diverso, soffocato e mentre piangiamo dobbiamo essere pronti ad agire. Il decreto va cambiato, laddove si parla di copertura finanziaria e di ruolo degli enti locali. Solo così la nostra incertezza si potrà trasformare in grande energia. Esistono terremotati di serie A e di serie B. Noi non vogliamo cedere a nessuno un pezzetto della nostra città. Non vogliamo essere ospitati, vogliamo restare qui e ricostruire. Case al 100% e zona franca con defiscalizzazione per le imprese».
IL SINDACO. «Il governo ci è stato vicino e non ha fatto passerelle», esordisce Massimo Cialente, «il decreto è un banco di prova del sistema paese. Va cambiato per il bene dell'Aquila. Non supereremo mai il nostro dolore se non potremo ricostruire la città con le nostre mani. Due strade aquilane, via delle Buone novelle e via Fortebraccio ricordano due momenti esaltanti della storia aquilana con due grandi vittorie. Noi oggi vogliamo vincere la nostra battaglia per la ricostruzione».
BERTOLASO. «Da 720 ore tutti i soccorritori lavorano per la città», dichiara il commissario per la Protezione civile, «noi siamo in contatto con tutti gli enti istituzionali del territorio. Insieme potremo dimostrare a tutto il mondo quanto è grande il nostro Paese».
CONCLUDE CHIODI. Il presidente della Regione, Gianni Chiodi, ricorda quel 6 aprile «dagli odori, dagli occhi della gente, dagli abbracci. Da sempre la nostra gente è abituata a trattare il futuro in una terra che non regala niente. È l'abruzzesità. D'Annunzio definiva gli abruzzesi "I taciturni dalle spalle quadre". Con trasparenza e qualità riempiremo di nuovo le strade della città».