Privatizzare Tirrenia in questo momento di recessione "è pura follia". Lo affermano in una nota congiunta i segretari generali di Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uilt, Franco Nasso, Claudio Claudiani e Giuseppe Caronia riferendo che ieri si sono svolte su quasi tutte le navi dell'intera flotta del Gruppo Tirrenia, dislocate in tutto il territorio nazionale, assemblee dei lavoratori "fortemente preoccupati da alcune insistenti voci circa l'imminenza di un decreto interministeriale che taglierebbe linee e servizi". Ancora una volta, si legge nella nota, "è comunque prevalso il senso di responsabilità dei lavoratori che hanno resistito alla forte tentazione di effettuare un blocco totale della flotta e hanno mantenuto, pur confermando lo stato di agitazione, all'interno delle regole, almeno in questa fase iniziale. Un conflitto - sotolineano le tre sigle - del tutto determinato da una assurda ed incomprensibile sordità del Governo ad avviare un confronto di merito sull'inopinata ed inaccettabile accelerazione del processo di privatizzazione della flotta pubblica". Nella nota Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uilt ricordano che "in alcun modo l'Ue ha interesse, se non quello di liberalizzare, o potere decisionale circa la decisione di privatizzare; privatizzare in questo momento di crisi e recessione mondiale è pura follia in quanto il valore della flotta è più che dimezzato; in nessun modo è stato dimostrato che con la privatizzazione di Tirrenia si determinerà una diminuzione dei costi a carico della collettività, dovendo lo Stato assicurare comunque la continuità territoriale a tutte le isole minori del Paese e venendo a mancare la compensazione tra linee commerciali che producono attivo e linee sociali che determinano passivo, compensazione che nessun armatore privato potrà mai effettuare". Inoltre, proseguono le tre sigle, "il Gruppo Tirrenia ha predisposto comunque un piano industriale condiviso da tutte le organizzazioni sindacali del settore ed approvato dal Cipe che realizza la privatizzazione nell'arco di 4 anni senza alcun taglio di servizi e senza la perdita di alcun posto di lavoro". Nasso, Claudiani e Caronia, ribadiscono quindi "di non essere ideologicamente contrari ad un corretto, trasparente e concordato processo di privatizzazione, a condizione che ciò avvenga nella chiarezza e nella comprensione degli obbiettivi che si vogliono raggiungere e vengano fornite le più ampie garanzie possibili ai Lavoratori circa i livelli occupazionali e salariali". Per questo insistono sulla necessità di "avviare un confronto allo scopo di raggiungere un equilibrio tra i diversi interessi in campo".