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Data: 10/05/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Verso le elezioni (TERAMO) - Brucchi raccoglie il testimone da Chiodi. Sulla sua strada ci sono Albi, ex collega di giunta, e la sinistra di Santacroce

TERAMO. Sembra passato un secolo da quando Gianni Chiodi è diventato sindaco di Teramo, forse perché l'ultimo anno in Abruzzo è stato caratterizzato da tanti gravi avvenimenti e forse anche perché Chiodi è presidente della Regione da sei mesi che sono parsi lunghi come anni. Chiodi, invece, è diventato sindaco appena nel 2004. E del rinomato, o famigerato a seconda dei punti di vista, «modello Teramo» si parla da appena tre-quattro anni. Ce n'è abbastanza per dire che le elezioni comunali del 6 e 7 giugno prossimi sono la vera prova della bontà di quel modello.
Il testimone è passato al medico Maurizio Brucchi, che nella giunta comunale dell'attuale governatore ha fatto (bene) l'assessore ai lavori pubblici per due anni. Degli ex compagni di viaggio di Chiodi Brucchi era probabilmente il miglior successore possibile, o (direbbero i detrattori) il meno peggio, visto che Chiodi si è portato all'Aquila i vari Mazzarelli, Gatti, Di Dalmazio e Rabbuffo oltre a Lanfranco Venturoni. Un'autentica migrazione. La componente ex An ha tentato fino all'ultimo di proporre come sindaco un altro emergente come Raimondo Micheli, ma senza successo. Anche perché Brucchi ha sponsor importanti, vedi famiglia Tancredi, e non si vergogna certo di ammetterlo. Nel centrodestra teramano tira aria di vittoria annunciata, visti i consensi raccolti dalla giunta Chiodi e il devastante risultato delle regionali in città nel dicembre scorso (Chiodi al 53%, Costantini al 39%; il Pdl al 39%, il Pd al 21%). Distacchi immensi, che non lasciano spazio all'immaginazione. Quanto alle liste che sostengono Brucchi, quella del Pdl dà l'idea di un'autentica macchina da guerra.
Brucchi, insomma, è il favorito, perché a Teramo il vento berlusconiano che soffia un po' ovunque in Italia è diventato, negli ultimi anni, un'autentica tempesta grazie a Chiodi e alla sua squadra e grazie all'inconsistenza dell'opposizione. Tuttavia, sull'effettiva validità del «modello Teramo» di cui Brucchi si fa portatore c'è molto da riflettere. Non solo vedendo in quali condizioni di abbandono si trova la città dopo dieci mesi di commissariamento (e non può essere solo colpa del commissario), ma anche constatando chi si ritrova di fronte Brucchi come principale avversario. È Paolo Albi, ex Udc, un politico di lungo corso e dall'eloquio raffinato che nell'era Chiodi è stato un pezzo importante della maggioranza e che, in assenza di un centrosinistra capace di mordere e di coagularsi intorno a un candidato forte, prima è diventato il più autorevole critico dell'amministrazione uscente, poi è assurto a suo principale avversario. Con l'avallo, nota bene, dell'ex boss Udc Lino Silvino, che a Teramo sposta centinaia di voti e che, anche lui, ha preferito perdere il partito pur di marcare il distacco dal «modello Teramo». Il raggruppamento che candida Albi ha una forte connotazione civica, ma include un po' tutto il centrosinistra teramano. Che, Pd in testa, ha recitato il mea culpa per non essere riuscito negli ultimi anni a creare una classe dirigente cittadina competitiva, si è stampato un sorriso di circostanza in faccia e ha scelto di «digerire» un ex esponente di spicco del centrodestra cittadino come candidato a sindaco. Una scelta strategica, per certi versi comprensibile e per certi versi azzardata, sulla cui validità solo le urne potranno dare un responso.
Non tutti, però, da quella parte potevano digerire Albi. E, infatti, dalla coalizione anti-Brucchi è rimasta fuori la sinistra radicale: Rifondazione ha candidato il suo ex consigliere comunale, il sangiugno Sandro Santacroce, ed è riuscita a ottenere l'appoggio dei Comunisti Italiani. I voti di Prc e Pdci avrebbero fatto comodo al centrosinistra, ma tant'è. Albi dovrà recuperare anche questo gap.
La campagna elettorale finora non è decollata. Di grandi idee e feroci polemiche neanche l'ombra. Sul piano dell'immagine il centrodestra stravince con convention, gigantografie e spot innovativi. Il centrosinistra prova a rifarsi sul piano della dialettica. Una cosa è certa: Teramo ha bisogno di un'amministrazione che funzioni. Il «declino» della città, che Chiodi anni fa individuava come il grande nemico da combattere, sembra ripreso inesorabile. A chi toccherà fermarlo?

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