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Pescara, 26/04/2026
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Data: 11/05/2009
Testata giornalistica: Il Centro
La ricostruzione nelle mani dei cittadini di Alfredo Fegatelli

Come cittadino aquilano, dopo aver letto il decreto sono molto preoccupato. La ricostruzione della città è evidente che non parte dal prendere in considerazione il volere pubblico dei cittadini, bensì vengono definite delle linee d'intervento senza avere rapporti con la cittadinanza. E' un grave errore perché, se si ripercorre la storia dell'Aquila, i cittadini sono stati sempre protagonisti della ricostruzione a partire dalla fondazione della città stessa. La filosofia del decreto Abruzzo è radicalmente diverso da quello fatto in Umbria, che metteva al centro una ricostruzione pubblica; il decreto del 28 aprile 2009 nei fatti non assume come punto centrale il patrimonio collettivo e di conseguenza non obbliga a ricostruire il distrutto perché ha come obiettivo il risarcimento del proprietario, il quale ha una disponibilità insindacabile del risarcimento.
Sicuramente il dibattito delle risorse appassionerà i politici per capire se queste risorse sono sufficienti o meno, ma ci si domanda: è giusto questo percorso per la ricostruzione dell'Aquila? Vengono individuate delle aree dove costruire dei moduli abitativi destinati ad una durevole utilizzazione comprensivi delle opere di urbanizzazione, allo stesso tempo, così come previsto all'articolo 3 si dà la possibilità di acquisto di nuove abitazioni sostitutive dell'abitazione principale distrutta, quindi non si obbliga alla ricostruzione e soprattutto l'acquisto non è vincolato al territorio. Probabilmente avremo delle case sicure, ma saranno sicure le scuole che sembrano aver retto a questo terremoto? Quelle scuole rispettano i criteri reali della classe di sismicità aquilana? Un segnale inquietante, rispetto alla reale volontà di ricostruire L'Aquila, sta proprio nella scelta di non essere ripartiti dal ripristino delle lezioni scolastiche. Ora bisogna capire se è più necessario riavere un'abitazione o è più importante riavere la nostra città. I punti di aggregazione dei nostri figli saranno i nuovi quartieri non appartenenti alla nostra cultura o potranno tornare ad essere i «quattro cantoni», i portici e i tanti locali nei quali pullulavano migliaia di giovani ogni giorno d'inverno e d'estate.
Questo decreto non fuga i dubbi, anzi asseconda le paure dando la possibilità ad ogni soggetto di pensare alla propria ricostruzione individuale. E' questo che spaventa, la non possibilità di partecipare alla ricostruzione pubblica che dia un futuro alla città.

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