L'AQUILA. Fuori dalle tende appena possibile e sistemazione abitativa intermedia prima dell'autunno, quando dovrebbero essere pronte le strutture antisismiche. La presidente della Provincia, Stefania Pezzopane, raccoglie l'invito lanciato dal direttore del Centro, Luigi Vicinanza, nel suo editoriale di domenica. Dal canto suo il presidente della Regione, Gianni Chiodi, annuncia l'arrivo di cinquemila climatizzatori nelle tende per affrontare il caldo.
«L'emergenza da affrontare con il governo e con il commissario Guido Bertolaso nelle prossime ore è quella delle tendopoli», dichiara la Pezzopane, «il freddo, la pioggia, il fango delle scorse settimane hanno lasciato il posto ad altri disagi. Ora si dovranno fare i conti con il caldo, l'aria irrespirabile, le malattie. La situazione igienico-sanitaria nelle 170 tendopoli è al limite della sussistenza. Quanto potranno reggere una simile situazione gli oltre 30mila aquilani che vivono in tenda? L'ipotesi di trascorrere un'estate intera in queste condizioni non è certo percorribile».
Secondo la Pezzopane tra le priorità «quella di migliorare subito le loro condizioni di vita con docce calde, più servizi sanitari, condizionatori d'aria o altri dispositivi per rinfrescare le tende, assistenza medica e psicologica per alleggerire i disagi e le sofferenze di una vita precaria. Inoltre, si potrebbe prendere in considerazione la sistemazione negli alberghi delle zone interne, non colpite dal sisma. Molti albergatori hanno già dato la loro disponibilità. Oppure alloggiare gli aquilani senza dimora nelle case invendute o nelle "seconde case", appartamenti sfitti, disponibili e segnalati dai sindaci dell'hinterland aquilano. Va fatta subito una ricognizione per verificare l'esistente e intervenire al più presto. Potrebbero andar bene anche container provvisori o case di legno, da allestire al posto delle tende, purché strutture dignitose, dove poter ricomporre l'unità familiare e assicurare condizioni di vita accettabili». Il presidente Chiodi indica un percorso diverso: dalle tendopoli alle nuove case, senza passaggi intermedi. Nelle tendopoli, nel giro di poche ore, si è passati dal freddo rigido al caldo torrido. «È impossibile pensare a casette di legno», spiega Chiodi, «perché, pur volendolo, mancherebbe lo spazio materiale per la dislocazione sul territorio. Sono case che non possono essere sovrapposte, ma distribuite in orizzontale. Considerando il numero enorme di sfollati, dove la troveremmo un'area così vasta e come potremmo prevedere le infrastrutture? Ecco il motivo per cui stiamo pensando a moduli abitativi componibili».
Il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, concorda. «All'Aquila non ci sarà nessun villaggio di casette di legno, ma venti nuclei abitativi prefabbricati a più piani realizzati in legno lamellare e calcestruzzo compresso su un'apposita piattaforma antisismica». Ieri, ai parroci della diocesi aquilana, riuniti nella scuola della Guardia di Finanza, ha mostrato le immagini dei venti nuclei abitativi che sorgeranno «entro fine settembre». Bertolaso ha detto che «saranno quartieri immersi nel verde con 30 o 40 famiglie per nucleo abitativo, con scuole, asili, chiese e centri per gli anziani. Nei piccoli paesi provvederemo, invece, con le casette di legno. Oltre 500 tecnici sono già al lavoro per i sopralluoghi». In tutto il fabbisogno dovrebbe riguardare 15mila persone. Secondo gli ultimi dati della Protezione civile gli sfollati sono 64.372 (31.442 nelle 170 tendopoli e 32.920 in alberghi e case).