Sciopero di due ore dei metalmeccanici con l'adesione dei lavoratori dell'indotto L'azienda studia i prepensionamenti
ATESSA. La definisce «paradossale» perché «in Italia il gruppo Fiat continua a ricorrere alla cassa integrazione, mentre presenta grandi piani industriali ai governi americano e tedesco». Ma questa situazione la apostrofa anche come tragica «perché con la Fiat non si riesce ad avere incontri». La certezza è una sola: «Sappiamo solo quante ore di cassa integrazione sono state programmate nei vari stabilimenti nei prossimi giorni o nelle prossime settimane». Davanti all'ingresso 27, quello che ai cambi di turno mescola tute blu e colletti bianchi, Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom-Cgil, tuona contro il colosso dell'auto di Torino e il governo nello sciopero di due ore dei lavoratori. Mentre corre voce sui primi prepensionamenti.
Di fronte ai cancelli della fabbrica più grande d'Abruzzo che costruisce i furgoni Ducato, sventolano bandiere e striscioni. Ci sono delegazioni di altri stabilimenti, sindaci ed esponenti politici. C'è aria di tristezza perché tanta è l'incertezza su un settore, quello dell'auto, che sta conoscendo la più grave crisi della sua storia. In provincia la recessione ha cancellato nell'industria 3mila posti di lavoro, 5mila in Abruzzo. Aprile si è chiuso nel Paese con un calo del 30% delle consegne dei veicoli commerciali. Cifre e percentuali da disastro.
La concorrenza in casa. «La Fiat», dice Rinaldini, «sta progettando di separare il settore auto dal resto del gruppo. Lo scopo sarebbe quello di costruire una casa automobilistica che, con le sue nuove alleanze, dovrebbe essere ben più grande della Fiat auto di oggi. Meno chiaro è quale sarà il destino degli altri comparti del gruppo. In particolare è legittimo e anzi doveroso chiedersi quale sarà il destino della Sevel che, come tutti sanno, é una joint venture tra la Fiat e la francese Psa, ovvero tra la Fiat e una delle sue principali concorrenti nel campo della produzione automobilistica».
La stoccata al governo. Per il segretario generale della Fiom «è assolutamente necessario che il governo convochi un tavolo in cui i sindacati possano confrontarsi con la Fiat e con il governo stesso per discutere, anche con il contributo della Conferenza delle Regioni, sul futuro dell'auto e degli altri comparti dell'industria del trasporto su gomma nel nostro Paese. Ed è proprio per ottenere l'apertura di questo tavolo che sabato 16 manifesteremo unitariamente a Torino».
La cassa integrazione.
A giugno le settimane di cassa integrazione alla Sevel saranno 18. «Se continuiamo così», spiega Marco Di Rocco, segretario provinciale Fiom, «nei primi mesi del 2010 arriveremo a 52 settimane. Al momento qui si sta lavorando da lunedì e fino a martedì prossimo. Da mercoledì, poi, altra cassa fino al 15 giugno. Quindi si richiude nei giorni del ballottaggio per le elezioni. Poi la Sevel farò a suo piacimento. Il panorama è questo: desolante. Mi pare che la partita si sposti a settembre senza discussioni».
I prepensionamenti. La voce circola con insistenza. Si parla di contatti tra i capi dell'azienda e i lavoratori più in avanti con l'età. «Ho posto la questione alla direzione Sevel che l'ha smentita», riprende Di Rocco, «ma sono convinto che se l'azienda non trova una via d'uscita alla crisi, i prepensionamenti scatteranno. E' innegabile che puntino a svecchiare la fabbrica, ma il prepensionamento si fa solo attraverso un accordo sindacale. Siamo pronti a discutere della crisi, ma ci sia almeno convocazione ufficiale. Non ci interessano gli accordi solo per licenziare i lavoratori: ci interessa un'intesa dove ognuno ci metta del suo».
La solidarietà del Pd. Grande preoccupazione sulla situazione occupazionale in Val di Sangro «e in particolare nella Sevel dove il ricorso alla cassa integrazione guadagni è sempre più accentuato con la prospettiva di una ripresa produttiva lontana» è stata espressa dal Pd del Chietino che, in una nota, chiede «una forte e corale azione di tutte le istituzioni, forze politiche, sindacali e datoriali sia a sollecitare governi regionale e nazionale per rendere fruibili e spendibili somme disponibili vincolate e comunitarie».