PESCARA - Revoca delle convenzioni alle strutture sanitarie del gruppo Angelini. E' l'idea dell'assessore regionale alla sanità Lanfranco Venturoni venuta fuori, ieri pomeriggio, mentre si stava cercando una soluzione ai licenziamenti annunciati dalle strutture religiose. «Angelini avrebbe rifiutato di firmare un accordo con una grande banca per la cessione dei crediti vantati -racconta Massimo Petrini, segretario provinciale della Cgil di Pescara- i dipendenti, continuano a rimanere senza stipendio e vengono usati come scudi umani. E' una situazione intollerabile, come sindacato siamo d'accordo con l'iniziativa di Venturoni». Una notizia clamorosa tanto che Venturoni, secondo quanto riferito da fonti sindacali se ne farebbe promotore nei confronti del commissario per il rientro del debito Gino Redigolo e del governatore Gianni Chiodi. Tutto ruota attorno ai crediti del 2007, vantati dal gruppo, circa 20 milioni di euro già acquistati da una banca, si stava trattando l'ulteriore cessione per gli anni successivi ma la trattativa si sarebbe interrotta sulle modalità di rimborso, sembra la cessione del 25 per cento sugli importi fatturati a partire da quest'anno, da Angelini, alla Regione. Al rifiuto dell'accordo sarebbe seguita l'ennesima riunione con il personale che aspetta da mesi il pagamento degli stipendi arretrati. La revoca delle convenzioni, però, avrebbe l'effetto di un terremoto, sia per la grandezza del gruppo, circa duemila dipendenti, sia per gli effetti su lavoratori e prestazioni. L'ipotesi, però, è quella dell'ennesima partita a scacchi tra il re della sanità privata e la Regione, difficile sapere chi vincerà la partita anche perchè Venturoni è impegnato nella salvaguardia di 150 posti nell'ospedalità religiosa, di cui 58 al Don Orione di Pescara ed a chiudere la vertenza sui precari delle asl. «E' ora di finirla con le false illusioni -dice Nicla Di Nisio della segreteria regionale della Fials- I precari sappiano, purtroppo, che con questi conti non ci sono speranze per continuare a sperare nella stabilizzazione, chi le alimenta rischia di scottarsi».