A Pagliare di Sassa i tecnici della Protezione civile non avevano le mappe catastali esatte. Contro il decreto di occupazione temporanea per realizzare le case chiesto l'intervento del sindaco
L'AQUILA. Tredicimila sfollati a cui dare un tetto. Un'operazione che dovrebbe concretizzarsi, nell'arco dei prossimi sei mesi, con la realizzazione di tremila alloggi nelle venti aree dislocate sul territorio comunale. Ma ieri mattina i tecnici della Protezione civile e dell'Agenzia del territorio, incaricati di attuare le occupazioni temporanee dei terreni (propedeutiche agli espropri), sono stati costretti a fare i conti con le prime proteste.
La situazione più difficile a Pagliare di Sassa dove i prorietari di alcune aree hanno fortemente contestato il decreto di occupazione temporanea che gli è stato consegnato. Un esproprio che a Pagliare riguarda l'area dove sorge l'ex Sercom (il centro commerciale i cui lavori sono fermi da anni e che il Comune puntava ad acquisire al proprio patrimonio) e dove, a fianco, sono state realizzate alcune villette. E ancora, case antisismiche sono previste sull'altro lato della strada, su due ettari di terreno con destinazione agricola. La contestazione è scoppiata subito dopo l'arrivo dei tecnici, giunti lì "armati" di mappe catastali dove l'ex Sercom non era neppure indicata. I proprietari hanno tentato di spiegare ai tecnici che lì, ad appena poche centinania di metri di distanza, ci sono aree di proprietà comunale e del demanio (complessivamente oltre una ventina di ettari) da poter utilizzare. E che, proprio per questo non c'era ragione di portar via a dei privati cittadini terreni acquistati con i risparmi di una vita. Ragioni che non hanno fermato i tecnici, del resto inviati lì con ordini precisi. Il clima si è presto surriscaldato. Uno dei proprietari, Mario Giangiuliani, ha accusato anche un lieve malore. Il tutto sotto lo sguardo "discreto" di alcuni agenti di polizia che hanno cercato di calmare gli animi. «E' un'operazione spietata» hanno gridato gli altri proprietari «ci stanno portando via la terra e noi non possiamo fare nulla».
«In questo paese» hanno aggiunto Caterina Giangiuliani e Ferdinando De Paolis «ci sono aree pubbliche da poter utilizzare. Ciò che sta accadendo è davvero assurdo. Non vogliamo indennizzi, vogliamo solamente la nostra terra. E per difenderla siamo pronti anche a metterci davanti alle ruspe. Qualcuno dovrà ascoltarci».