ROMA - Doveva essere un problema di facile soluzione, almeno sulla carta. Fuori Elio Catania, presidente e amministratore delegato delle Ferrovie nominato dal governo di Silvio Berlusconi, e al suo posto l'attuale responsabile di Rete ferroviaria italiana Mauro Moretti, come capo azienda, con un presidente autorevole al suo fianco. Per questo secondo incarico prima era stato fatto il nome dell'ex ministro Paolo Baratta. Quindi si era fatta strada la candidatura di Fabiano Fabiani, presidente dell'Acea, ex direttore del Telegiornale, già numero uno della Finmeccanica, da sempre stimatissimo dall'attuale premier Romano Prodi. Ieri, però, è arrivato l'inatteso veto politico di Francesco Rutelli. Il vicepresidente del Consiglio e leader della Margherita ha fatto sapere di non gradire questa scelta. Non si conoscono le motivazioni di questa presa di posizione. Ma fonti citate dall'agenzia Radiocor come «vicine» a Fabiani hanno in serata spiegato che il presidente dell'Acea «dopo aver ricevuto le proposta ha fatto delle domande di chiarimento ma non ha ancora avuto risposte». Per concludere che «di conseguenza non c'è, allo stato attuale, la sua disponibilità». Difficile prevedere cosa potrà accadere ora: se, per esempio, tornerà a galla, come qualcuno già sostiene, la candidatura di una personalità come l'ex Ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio. O di un supermanager il cui nome resta coperto. Certamente, però, la presa di posizione di Rutelli apre un serio problema politico nella maggioranza. Anche perché, a quanto pare, la proposta era stata avanzata a Fabiani dall'azionista delle Ferrovie, il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa.