A Torino in corteo da tutta Italia. Bloccati gli straordinari fino all'apertura del confronto. Rinaldini (Fiom): "Episodio deplorevole, costruito in modo organizzato, ma non oscura la manifestazione"
Una manifestazione importante, preoccupata e pacifica, quella dei lavoratori Fiat a Torino di sabato 16 maggio organizzata dai sindacati per dire no ai tagli nelle fabbriche italiane del gruppo, ma finita sotto il segno della violenza per la firma messa dai Cobas. I militanti dei sindacati autonomi hanno interrotto i comizi, sabotato l'impianto audio, impedito di parlare al segretario generale della Fim Cisl, Beppe Farina (gridandogli "venduto, venduto") e aggredito il segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini tirandolo giù dal palco. Rinaldini è comunque uscito illeso dai tafferugli e tra gli applausi dei lavoratori. La cronaca impone di cominciare dalla fine, dove gli scontri hanno testimoniato il livello di tensione che scuote i lavoratori della Fiat. Tensione che qualcuno ha pensato di strumentalizzare.
Ma il corteo in realtà è stato tranquillo e privo di violenza, sia negli slogan sia nei comportamenti. E la giornata torinese dei lavoratori Fiat è stata molto altro e molto più di questo. Lo stesso Rinaldini l'ha spiegato, parlando di "un episodio deplorevole, costruito in modo organizzato, che non può in alcun modo oscurare la grande manifestazione che si è svolta oggi a Torino".
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Scandita da uno slogan recuperato dagli anni 70: "Da Nord a Sud la Fiat cresce solo con noi", la mobilitazione ha portato nel capoluogo piemontese almeno 15 mila operai provenienti da tutti gli stabilimenti italiani del gruppo auto. Una manifestazione tenuta di sabato, e per questo gli organizzatori - i sindacati dei metalmeccanici Fim, Fiom, Uilm e Fismic - tengono a sottolineare che è stato un successo. Gli operai e i dipendenti di fabbriche e indotti (almeno 2300 fabbriche, mille solo in Piemonte) sono partiti dalla tradizionale porta 5 di Mirafiori, poi hanno sfilato per le vie di Torino. Tra le aziende dell'indotto, c'erano gli operai della Saint-Gobain, produttrice di vetri per auto, e quelli della Dytech di Chivasso, che produce tubi idroguida, con 441 lavoratori in cassa integrazione, in pratica tutta la fabbrica. E c'erano, tra gli altri, anche gli operai di Pomigliano D'Arco, tra i quali i militanti dello Slai Cobas che avrebbero poi interrotto la manifestazione.
Una manifestazione nata per "far emergere la reale condizione dei lavoratori penalizzati dalla Cassa, preoccupati per il futuro lavorativo o peggio già cacciati dal lavoro", ricorda la Fiom Torino. A migliaia in cassa integrazione, ancora di più nell'indotto già licenziati o a rischio licenziamento, e tutti preoccupati per il futuro industriale italiano di una Fiat che fa accordi in America e si avvia a farne in Germania, con Opel, per costruire un gruppo internazionale che inevitabilmente da qualche parte dovrà tagliare i doppioni produttivi. Ma a Torino, oggi, nessuno si sentiva un doppione o da rottamare.
Dall'iniziativa sono emerse una richiesta e una decisione. La richiesta: aprire subito il tavolo promesso da Marchionne, e non dopo l'accordo con Opel, quindi quando sarebbe troppo tardi per influire sull'intesa stessa. La decisione: blocco degli straordinari finché non si aprirà un confronto vero.
"Oggi è una giornata importante - ha spiegato ancora Rinaldini - che dice essenzialmente due cose. La prima è che vogliamo sia convocato urgentemente il tavolo e che i tempi non possono essere dettati da Marchionne: non si puà accettare che si faccia l'incontro dopo la conclusione dell'intesa con Opel. Sarebbe come dire che si tratta di un incontro di risulta dagli accordi internazionali". Inoltre, secondo Rinaldini, "non c'è alcuna disponibilità a ragionare su un'ipotesi di riduzione degli stabilimenti italiani". 'Visto che le relazioni sindacali finora si sono limitate alle lettere per comunicare la cassa integrazione - ha aggiunto il leader della Fiom - , bloccheremo tutti gli straordinari e le forme di flessibilità fino alla convocazione del tavolo'.
Il corteo ha sfilato per le vie di Torino ed è arrivato sotto al Lingotto, dov'era pronto il palco per i comizi. Che però sono stati interrotti - e si torna alla fine - dai Cobas, mentre parlava il segretario generale della Fim Cisl, Beppe Farina. I militanti dei sindacati autonomi sono riusciti a staccare l'audio dei microfoni. Rinaldini è stato aggredito e tirato per la camicia giù dal palco. Quindi ha ripreso e concluso il suo intervento, lasciando poi la manifestazione, tra gli applausi dei lavoratori, accompagnato dal leader della Fiom torinese Giorgio Airaudo. L'Ansa riferisce anche che il segretario generale della Uilm piemontese, Maurizio Peverati, è stato colpito da una cinghiata. Nella piazza sono rimaste solo le bandiere dello Slai-Cobas, i cui rappresentanti hanno tenuto i loro interventi mentre venivano esposti cartelli con su scritto "Sono stato deportato con accordo sindacale al reparto confino di Nola", una vicenda che riguarda lo stabilimento di Pomigliano.