L'AQUILA - Il sole è alto. L'ennesimo mezzogiorno di fuoco. C'è afa. Si fa fatica a respirare e si cerca un riparo all'ombra. L'anziano accanto alla Cinquecento, in sosta davanti alla stazione ferroviaria, si sta cambiando d'abito. Nell'utilitaria c'è la sua vita: vestiti, scarpe, beni personali. È uno dei mille sfollati che vivono nei ventidue vagoni fermi sui binari morti della stazione. Si abbottona la camicia bianca che sa di pulito e, davanti al taccuino e alla macchina fotografica, si nasconde dietro l'auto. «Bisogna lavorare, non criticare» esplode, immaginando una presenza con l'obiettivo dichiarato di "scoprire" e denunciare una situazione di vivibilità oltre il limite della decenza. Non è così. «Beh, allora, dico che qui si sta bene- afferma-, veniamo trattati bene e viviamo meglio che nelle tendopoli, anche se, naturalmente, non è la nostra casa». L'ingresso nell'area dei vagoni è sorvegliata da uomini dell'associazione nazionale Carabinieri, molto cortesi, che accompagnano nella visita senza "alzare alcuna barriera", fatta eccezione quando si chiede di fotografare l'interno delle carrozze: «Occorre il permesso della Polizia ferroviaria», ma l'autorizzazione sarebbe stata necessaria anche prima del terremoto.
"Treno notte comfort" recita la scritta sui vagoni letto e suscita qualche perplessità che sia così anche adesso, sotto il sole cocente, con i raggi che arrivano diretti, senza alcun "ostacolo". «No, invece si sta bene perché nelle carrozze abbiamo l'aria condizionata e il riscaldamento, collegati naturalmente a un generatore di corrente e, poi, ogni due giorni c'è un'opera di disinfestazione per gli insetti, visto che siamo vicini al fiume Aterno» spiega la "guida". Carla Bucci abitava a Pile, ora ha la casa inagibile e vive sul vagone letto dal 9 aprile: «Stiamo bene, ci sono quattro cuccette per ogni compartimento e mangiamo alla mensa delle Ferrovie dello Stato». Laura Ciancuto è di Coppito: dopo due giorni in auto, è arrivata qui l'8 aprile. La sua casa è agibile «con qualche intervento», ma per il momento resta sul treno. «Spero che Berlusconi mantenga le promesse - auspica -, anche se nessuno di noi si aspetta miracoli e soluzioni dall'oggi al domani. Nel frattempo ringraziamo tutti perché qui cambiano le lenzuola (sigillate) ogni giorno e disinfettano gli ambienti». Beh, non è il "paradiso" di casa, e ci mancherebbe, ma gli sfollati in treno sembrano vivere una situazione di vivibilità senz'altro migliore di quella degli sfollati "costretti" nelle tendopoli.