«La Cig è a livelli record, tra due mesi in molte zone scadrà Va subito raddoppiata»
ROMA. «Dall'Ocse arriva la conferma delle nostre denunce. Che cosa aspetta il governo a diminuire la pressione fiscale su salari e stipendi?». Susanna Camusso, segretaria confederale Cgil, rilancia: «L'esecutivo esca dall'indifferenza, aiuti i redditi più bassi e raddoppi il periodo di cassa integrazione che in molte parti d'Italia sta finendo». Risponde a Sacconi e Brunetta sulle «colpe» sindacalismo ideologizzato e del contratto collettivo. «Affermazioni incomprensibili. Sacconi dovrebbe trarre le conseguenze di quello che dice, ammettere l'errore di aver fatto un accordo separato che taglierà ulteriormente il potere d'acquisto dei salari». E al governo che insiste sul «peggio alle spalle» rimprovera indifferenza. «Siamo un paese col record di Cig».
«E un calo dell'occupazione da far paura. In molte zone d'Italia tra due mesi la cassa sarà finita, cosa faranno i lavoratori?».
Che cosa proponete per evitare che le imprese licenzino?
«Il governo deve intervenire tempestivamente perché nessuno sia lasciato a casa. Abbiamo chiesto perciò il raddoppio a 104 settimane del periodo di cassa integrazione. Ma il governo è fermo. Faccia un decreto, questo sì urgente e utile, per estendere la durata della cassa».
Perché giudica inerte il governo?
«Non capisce la profondità della crisi e che il paese sta tornando indietro drammaticamente. Che chiudono le fabbriche e che centinaia di migliaia di cittadini sono costretti a vivere con 750 euro al mese. Sono prigionieri di un'idea compassionevole degli aiuti e non riescono a varare ammortizzatori più solidi e detassare le buste paga».
I ministri affermano che fate un'opposizione preconcetta.
«Sono loro che demonizzano chi non è d'accordo, sono incapaci di portare a sintesi le questioni sul tappeto. Se vogliono evitare di allargare la fascia del disagio sociale, devono muoversi, uscire dall'indifferenza che li caratterizza».
Sacconi vuole rifondare il welfare col libro bianco, cosa ne pensa?
«In quel documento molteno cose non vanno. Tra queste l'idea di trasferire al privato ciò che lo stato dovrebbe invece garantire. Uno stato minimo che si riduce mina l'idea di cittadinanza quando teorizza diritti diversi in ragione del reddito. E' l'approccio ideologico di Sacconi che non sa rispondere alla crisi se non con la compassione e la carità».
Lo scontro sociale sta crescendo anche sulla vicenda Fiat.
«L'attacco a Rinaldini è grave anche per la strumentalizzazione di forme di esasperazione usato per dividere. A Torino migliaia di lavoratori hanno detto a Marchionne di mettere la carte in tavola. Perché la Fiat è, certo, una grande impresa ma è ingiusto che tratti con i governi del mondo e non si confronti con quello italiano e con il sindacato».
Ma la convocazione non arriva.
«Bisogna aprire un tavolo prima e non dopo la conclusione della trattativa con la Opel. Ma sia chiaro: non accettermo chiusure e ridimensionamenti delle fabbriche italiane. E ci batteremo perchè il governo anche sulla questione Fiat esca dall'immobilismo».