Anche Bombassei (Confindustria) è perplesso «Da esperienze di questo tipo risultati modesti» Epifani: vanno detassati i redditi dei lavoratori
ROMA. Se i salari in Italia sono così bassi «la colpa è di sinistra e della borghesia cialtrona». Lo dice con l'ormai consueto garbo il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. Il ministro propone anche di legare gli stipendi ai profitti dell'azienda. Proposta bocciata da sindacati e Confindustria. Il ministro dice anche altro: che la sinistra ha perso il contatto con la base dei lavoratori e che Pdl, la sigla del partito a cui appartiene, può essere letta anche come «partito dei lavoratori». A proposito del legame stipendi-profitti, da Alberto Bombassei, vicepresidente di Confindustria, arriva un bel no. «Le esperienze di questo tipo degli ultimi venti-trenta anni, dai Paesi del nord alla stessa Germania, non hanno mai dato risultati così buoni, quindi accetterei con grande riserva», sottolinea l'esponente di viale dell'Astronomia. Per il vicepresidente di Confindustria le questioni sono costo del lavoro e produttività. «Abbiamo un cuneo fiscale troppo alto. Su un salario di 100 le aziende pagano 160 e al lavoratore vanno in tasca 70» sottolinea ancora Bombassei.
«Sacconi non ha letto bene le statistiche internazionali che confermano quello che noi abbiamo sempre detto - dice Guglielmo Epifani, numero uno della Cgil - c'è bisogno non solo di detassare il secondo livello, ma anche il reddito del lavoro a livello nazionale». «Dio ce ne scampi e liberi dalle proposte di Sacconi - dice Giorgio Cremaschi, Fiom - perché non distribuire ai lavoratori anche i derivati? La verità è che i salari italiani sono i più bassi d'Europa perché ministri e industriali quando si scopre questo parlano d'altro. Per aumentare i salari bisogna aumentare quelli dei contratti nazionali ben più che in passato e abbassare le tasse su questi e non sui rinnovi aziendali».
«Noi siamo con orgoglio il Partito dei lavoratori - dice Sacconi - io accuso la sinistra italiana dei bassi salari generati negli anni '90. Una sinistra prigioniera di borghesie parassitarie e ciniche che hanno idealizzato la moderazione salariale come modo di entrare in Europa. Noi siamo molto liberi da quelle borghesie cialtrone e critiche. L'unico modo possibile per far crescere i salari è in aziende dove si possono distribuire i dividendi dei risultati che si raggiungono». «Stanno scoprendo adesso che in Italia c'è un problema salari e pensioni. Noi, se avessimo vinto - dice Dario Franceschini, segretario del Pd - saremmo partiti immediatamente da lì con la riduzione del prelievo fiscale sugli stipendi più bassi per aumentarne il potere di acquisto». «Sacconi non faccia il furbo - aggiunge Gianni Pagliarini, Pdci - neanche davanti agli insopportabili dati dell'Ocse il ministro apre gli occhi».
«Il quoziente familiare sbandierato dal premier Berlusconi in campagna elettorale che fine ha fatto?», si chiede il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini. «I lavoratori attendono un sostegno ai redditi che fino ad oggi non si è tradotto in misure significative. A differenza delle imprese i lavoratori non hanno beneficiato del taglio del cuneo fiscale, sono stati penalizzati dalla mancata restituzione del fiscal drag», sottolinea, infine, Paolo Varesi, segretario confederale dell'Ugl.