Congresso Cisl: «Salari fermi da 10 anni, serve un fisco più giusto»
ROMA Il tema centrale del XVI° congresso è tutto nel titolo. Ovvio. Ma, soprattutto, in questa circostanza detta i tempi e le strategie della Cisl: "Nel lavoro partecipazione e responsabilità» che vuol dire che la confederazione di via Po indica la strada di un riformismo sindacale che vuole entrare a pieno titolo nelle scelte del sistema industriale, partecipando alla governance e alla redistribuzione degli utili. Poi il sottotitolo: «La Cisl unisce», perchè oggi effettivamente il fronte sindacale è diviso come non mai. Raffaele Bonanni nella relazione di apertura all'Eur (oltre mille delegati, politici di maggioranza e opposizione, i vertici degli enti locali) attacca duramente la Cgil, ma tende anche una mano a Guglielmo Epifani. E', appunto, «la Cisl che unisce». Che vuole tornare all'unità sindacale purchè la Cgil si ravveda rispetto a un ruolo che l'ha portata ad «abdicare al ruolo e alla responsabilità di un sindacato».
Ma lo strale più accuminato arriva quasi alla fine dell'intervento: «Il sindacato sarebbe condannato all'immobilismo e alla emarginazione se prevalesse un rapporto con la politica, identificando conflitto sociale e opposizione politica e assumendo la pregiudiziale ad ogni intesa con il governo». Poi un passaggio che è rimasto soltanto nella relazione cartacea (in calamo venenum, si potrebbe dire): «La strategia della Cgil ha paralizzato il ruolo contrattuale, l'ha fatta prigioniera della logica dello sciopero generale che affida tutto alla protesta generica e non si misura con i problemi, fino alla manifestazione tutta politica di aprile». Infine la mano tesa: «Riprendiamo, con una rinnovata reciproca disponibilità alla mediazione, un cammino unitario per un fisco finalmente giusto e per sviluppare la democrazia economica».
Perchè il Paese ha bisogno di uscire dalla crisi e lo potrà fare soltanto se il sindacato potrà dare, unitariamente, il proprio contributo. Un Paese che ha bisogno di riforme strutturali di fronte a problemi che sono strutturali. «L'impoverimento delle pensioni - sottolinea Bonanni - e i bassi salari sono ormai un'emergenza nazionale. Le prime hanno continuato a perdere il potere di acquisto, i secondi sono fermi da dieci anni». Rispetto a una evasione che arriva a 100 miliardi. Quindi serve una rapida per quanto efficace riforma della tassazione con l'obiettivo di ridurre il prelievo sui redditi da lavoro e da pensione che possono dare sostegno alle famiglie. Il leader della Cisl, precisa che non può essere un tabù l'innalzamento delle pensioni a condizione che i risparmi vadano a quelle future. Il fulcro della relazione è comunque il lavoratore, la persona (musica per le orecchie del ministro Sacconi che siede in platea) che deve essere al centro di un sistema di crescita e di maggiore tutela sociale. E' il traguardo della democrazia economica e partecipativa che la Cisl persegue da decenni. Gli accordi che sta portando avanti la Fiat possono, devono essere un modello. Come magari domani potrà essere il "contratto unico" nel rispetto dello "Statuto dei lavoratori", ma legato al nuovo "Statuto dei lavori". Bonanni incassa giudizi positivi. Da Dario Franceschini («significativo l'appello alla ricerca dell'unità sindacale») al ministro Scajola («relazione appassionata ed equilibrata». Per Sacconi «la Cisl mette le basi per una stagione di dialogo sociale». Per il leader della Uil Angeletti «Bonanni ha centrato l'attenzione su temi che per noi sono importanti».