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Data: 22/05/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
L'Assemblea di Confindustria - «Riforme subito, o la coesione sociale è a rischio» Marcegaglia, nasce l'asse con Bonanni

ROMA «Riforme subito o la coesione sociale è a rischio», chiede Emma Marcegaglia dalla tribuna dell'Auditorium della musica. «Riforme subito», aveva chiesto neppure ventiquattro ore prima, Raffaele Bonanni, dal palco del palazzo dei Congressi dell'Eur. Assemblea di Confindustria e congresso della Cisl. Abbinamento solo temporalmente casuale, invece sicuramente ineludibile per le cosiddette "priorità" che il numero uno degli industriali e il segretario generale della seconda organizzazione sindacale stanno perseguendo da anni. Non è certo un caso che la "lady d'acciaio" intervenga, nel pomeriggio all'assise cislina (non era mai accaduto) per benedire il recente accordo sulla riforma dei contratti, aprire sulla democrazia economica e, soprattutto, per mettere la basi per intese future: «Il sindacato di via Po è un amico con cui lavoreremo». E' l'imprimatur all'asse tra Confindustria e Cisl.
Ma è chiaro che in assemblea, in mattinata, Emma Marcegaglia punti soprattutto al cuore dell'imprenditoria che rappresenta ed al governo che rappresenta la controparte pubblica (in prima fila ci sono Berlusconi, i ministri Scajola, Sacconi, Brunetta). L'intervento ruota sulla urgenza delle riforme senza le quali è a rischio la stessa coesione sociale. Perchè la crisi morde ancora: «E' violentissima e metterà a dura prova le capacità di tenuta delle imprese. Sarebbe un errore abbassare la guardia in quanto le difficoltà non sono finite. Ci attende un lungo cammino per imboccare la via della crescita». Ricorda, il presidente degli industriali, che il Pil nel 2009 cadrà ben oltre il 4%, dopo aver lasciato sul terreno l'% nel 2008. Senza riforme e «al passo corto» che l'economia italiana ha mostrato negli ultimi 10 anni, il ritorno sui livelli produttivi pre-crisi non avverrebbe prima del 2013. «Presidente Berlusconi, il consenso che ha conquistato è un patrimonio politico straordinario. Lo metta a frutto, lo usi per le riforme che sono necessarie e lo faccia adesso». Il premier, in platea, sorride a annuisce.
Emma Marcegaglia riconosce all'esecutivo di «aver tenuto la barra verso il risanamento», ma dovrebbe fare di più, mettendo a disposizione risorse da spendere subito, soprattutto sul versante delle infrastrutture. Semmai le imprese, soprattutto quelle medio-piccole, rischiano lo strangolamento, strette come sono tra produzione e ordini in calo e la necessità di far fronte ai pagamenti. «Chiedo a tutte le banche di non abbandonarci in questi momenti così difficili. Ci stiamo giocando il futuro del Paese. Troppi i casi di aziende cui vengono ritirati i fidi, che si vedono rifiutare anticipazioni sulle fatture emesse e a cui vengono applicati tassi esorbitanti ». Richiesta espressa in toni sommessi. Toni che cambiano e si innalzano quando si tratta di esigere i crediti vantati nei confronti della pubblica amministrazione: «I ritardi nei pagamenti, già gravissimi, si sono allungati. E' una patologia insopportabile, una vergogna». Ed Emma incassa uno dei più calorosi tra i 49 applausi che salgono dalle 2.700 persone assiepate in platea. Il governo, lo Stato, facciano dunque la loro parte: «Non serve una nuova Bretton Woods. Lo Stato deve solo ridefinire le regole lasciando alle imprese e al mercato il compito di guidare investimenti, innovazione, creazione di ricchezza. Il pendolo tra Stato e mercato deve tornare a oscillare verso il mercato». E comunque serve un'Europa forte perchè in un'Europa debole prevalgono le spinte nazionalistiche: «Uno strisciante protezionismo è in atto, sotto forme diverse, in molti Paesi».
«Gli imprenditori sono pronti a fare la loro parte come hanno fatto in passato», garantisce la Marcegaglia che rivendica l'orgoglio confindustriale. Apre ai sindacati, alla Cisl in particolare, sul versante della democrazia economica per una non solo possibile ma auspicabile partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese (dalla governance all'azionariato). Può aiutare, in questa direzione, la riforma del sistema contrattuale: «Abbiamo fatto di tutto per convincere anche la Cgil ed allora abbiamo deciso di andare avanti da soli perchè la modernizzazione del Paese non può arrestarsi di fronte ai veti». Spinge, il presidente degli industriali, per un innalzamento dell'età pensionabile: «Siamo il Paese con la spesa sociale più squilibrata. Per le pensioni spendiamo quasi il 16% del contro il 9,5% dei Paesi avanzati. L'unica via sostenibile è ritardare il ritiro dal lavoro». Perchè la spesa pubblica va contenuta. «In questo senso il federalismo non deve essere in alcun modo una giustificazione per aumentare la spesa e di conseguenza la pressione fiscale».

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