Superati i 30 gradi, stop ai pranzi per gli esterni. Condizionatori, altre consegne Problemi a Bazzano e a Paganica per gli accampamenti improvvisati
L'AQUILA. Ore 14,37. Fuori ci sono 30,3 gradi. Picco massimo. Lo dice il Cetemps. Dentro, i teloni blu pesanti non respingono il calore. Anzi. Si boccheggia. Ma c'è anche chi dalla tenda non può muoversi. Sono gli sfollati agli arresti domiciliari e agli obblighi di dimora. I forzati tra i forzati delle tende che presto, comunque, avranno il fresco.
«MEGLIO IL CARCERE». Franco, uno dei trenta che la polizia in borghese scruta discreta passando e ripassando davanti alla sua tenda, ha eletto come domicilio questa casetta di tela. La sua è inagibile, almeno per ora, e allora i «buongiorno, ci stai?» che risuonano tra i vialetti del campo all'immediata periferia della città sono tutti i suoi. Il disagio, per chi vive da sfollato uno stato di restrizione della libertà personale, è ancora maggiore. I controlli sono continui e ripetuti, più volte al giorno. Ogni spostamento è precluso senza autorizzazione del giudice, «che di questi tempi pure trovare un avvocato d'ufficio è difficile», dice sconsolato il «detenuto». «Nei giorni scorsi», prosegue l'arrestato, «quando questo caldo non si sopportava mi sono detto. Sì, io sto fuori. Ma forse, di questi tempi, si sta meglio dentro». È stato, sì, solo un pensiero. Un pensiero da sfollato che non ce la fa più. «Qua il caldo è insopportabile, non ti puoi muovere. Devi chiedere permesso per tutto e la situazione col passare dei giorni si fa sempre più pesante». La polizia controlla anche chi, violando la legge, tenta di avere contatti con i detenuti in tenda.
ECCO I CONDIZIONATORI. Meno di 24 ore dopo la visita del capo della Protezione civile Guido Bertolaso, per un confronto coi cittadini su decreto e ricostruzione, sono usciti fuori i condizionatori d'aria per il campo dell'Italtel 2. Se non ci sono scappati gli applausi poco ci manca. È arrivato anche un impianto per refrigerare il tendone mensa che è bianco ma ci fa caldo lo stesso. Euforia in tendopoli, da dove, tra l'altro, partiranno due volontari della Società di salvamento che sono stati promossi sul campo da Bertolaso. «Eccellenza, loro stavano qui dalla notte del terremoto e da allora non se ne sono andati. Sono sfollati pure loro perché abitavano qua». La frase del «responsabile terremoto» della Salvamento, Domenico Surace, non termina neppure. Ed ecco che i nomi di Danilo Sardini e Mirco Ragni finiscono dritti nell'elenco di chi sfilerà il 2 giugno ai Fori imperiali. «Chissà che caldo». «Vabbò, mica sarà peggio di adesso!». Tutto ok anche ad Acquasanta dove i condizionatori ci sono ma c'è chi li tiene spenti per paura di polmoniti. «A noi ci manca solo la casa, per il resto ci sta tutto».
TENSIONE A MENSA. Giro di vite, nelle aree di accoglienza, sulla distribuzione dei pasti all'esterno. Il messaggio è questo: «Chi può torni a casa». E così, da alcuni giorni, le maglie dei servizi forniti agli sfollati si sono ristrette. Chi non dorme in tenda ma vuole portarsi il cibo nel gazebo davanti a casa ha i suoi bravi problemi. Dopo il caso di Tempera, dove per due volte è stata la polizia a calmare gli animi tra sfollati e gestori dei campi, ieri altre situazioni di disagio sono state registrate a Bazzano e a Paganica. Nel primo caso, un gruppo composto da 14 persone, con alcune persone anziane, ha avuto problemi a rifornirsi di cibo. «Dormiamo davanti a casa», racconta una donna esasperata, «con una tenda loro, sì, ma che abbiamo avuto senza brandine e ce la siamo attrezzata da noi. La corrente è la nostra, l'acqua è la nostra. Non occupiamo posti in albergo, non stiamo a carico nelle tende. Abbiamo sempre preso e portato via i pasti, regolarmente segnati, ma da tre giorni ci stanno facendo storie. Nessuno di noi lavora. Anche fare la spesa, di questi tempi, senza stipendi, può diventare difficile. Al campo ci hanno detto che la roba comincia a scarseggiare ed è solo per chi ci dorme. Ma non è giusto».
IL CAMPO «ABUSIVO». Pochi chilometri più a Est si sentono le stesse lamentele. Paganica, ingresso del paese. Sotto un tendone c'è un campo «abusivo». Cioè non ufficialmente inserito nell'elenco stilato dalla Protezione civile. Anche qui ci sono alcuni anziani. «È per questo che non andiamo in un campo normale. Stiamo qui dall'inizio», dicono i componenti del gruppetto, «ma adesso vorremmo una tenda fatta meglio oppure un container per stare meglio. Ma per noi esterni dicono che non c'è nulla».