Il presidente del Consiglio concede interviste a raffica a tv e radio «Sul Parlamento raccoglierò le firme. Le grandi riforme? Per farle l'opposizione non è necessaria»
ROMA. «Sto veramente pensando ad un disegno di legge di iniziativa popolare per portare i deputati a 300 e i senatori a 150. Perché un testo di iniziativa popolare? Perché voglio vedere il Parlamento non votare positivamente una legge presentata con il sostegno di milioni di elettori». A meno di due settimane dal voto per le elezioni europee, Silvio Berlusconi decide di cavalcare il sentimento «anti-casta» largamente diffuso tra i cittadini e, con una lunga serie di interviste concesse a radio e Tv private, conferma l'intenzione di «aggirare» il Parlamento e ostenta un decisionismo che non prevede nessuna mediazione.
Neppure con i parlamentari della maggioranza che sostengono il suo governo. Le grandi riforme? «Si possono fare. L'opposizione non è necessaria, non è indispensabile». La separazione tra giudici e pubblica accusa? «Sarà fatta entro il prossimo anno». Le dichiarazioni sull'inutilità del Parlamento fatte all'assemblea della Confindustria? «Ho detto solo che è pletorico». E ancora. La vicenda Mills? «Sarà un boomerang per la sinistra e per i suoi giudici».
Le dichiarazioni del premier incendiano gli ultimi giorni di campagna elettorale e il Pd, con una lettera, chiede a Udc e Idv un incontro per coordinare una «risposta adeguata». Ma il risultato non è quello che Franceschini si aspetta. Il primo no è di Antonio Di Pietro, che martedì prossimo presenterà una mozione di sfiducia contro il presidente del consiglio e chiede che a votarla siano anche i democratici. «La giusta risposta a Berlusconi non sono le solite riunioni e le sterili parole, ma azioni e provvedimenti determinanti. Per questo l'Italia dei Valori ha promosso una mozione di sfiducia nei confronti del presidente del consiglio che non riteniano moralmente e politicamente degno di rappresentare questo paese» dice l'ex Pm. Una mossa elettorale? Di Pietro alza le spalle e risponde che mentre Berlusconi va avanti con le parole, l'Italia dei Valori agisce con i fatti: «Stiamo già raccogliendo le firme per una proposta di legge di iniziativa popolare, volta a ridurre gli sprechi e i costi della politica...».
Il secondo no all'invito dei democratici è quello dell'Udc. «Non siamo disponibili ad alcun incontro, in piena campagna elettorale, almeno fin quando il Pd non cambierà idea sul sostegno al referendum, che consegnerebbe proprio a Berlusconi, e per lungo tempo, il governo del paese» scrivono i capigruppo di Camera e Senato, Vietti e D'Alia. Ancora più ruvida è la risposta di Casini, che rispedisce al mittente l'invito a fare fronte unico contro il governo e sfida Berlusconi ad andare fino in fondo: «Faccia la proposta di ridurre a 100 il numero dei deputati e noi la votiamo»..
Il Pd, insomma, non trova sponde e Dario Franceschini, dopo aver definito «inutili» i dietrofront del Cavaliere sul Parlamento «pletorico e inutile», si rivolge direttamente ai leader delle opposizioni. E lo fa spiegando che in Italia la democrazia è a rischio: «Abbiamo di fronte a noi un uomo che ha perso l'equilibrio, che è pieno di scheletri nell'armadio e attacca tutto e tutti. Il Parlamento, l'equilibrio tra i poteri dello Stato, la stampa libera. Non vorrei svegliarmi l'8 giugno in un paese diverso da quello che ci hanno consegnato quelli che sono venuti prima di noi». Di fronte ad un pericolo di questo tipo l'opposizione deve restare unita e il segretario del Pd lo dice chiaro e tondo: «Mi pare che in questo momento serva unità, non fare una gara tra chi è il più bravo a raccogliere qualche voto in più».
Berlusconi dovrà fare i conti con la Lega? Bossi spiega che la riduzione dei parlamentari era prevista dalla devolution «bocciata dalla sinistra» e fa capire che con il Cavaliere c'è un'alleanza di ferro: «Berlusconi ha ragione. Mi fido di lui, non è mica un cretino».