L'AQUILA - L'unica "maglia" di appartenenza idealmente indossata è quella di "I love aq", altro che le insinuazioni circa evidenti e vicini obiettivi elettorali, «ultimo dei nostri problemi»! Sono pronti a marciare su Roma, «se nel decreto non saranno inseriti soldi veri per la ricostruzione», stanchi «di vivere nelle tendopoli, ben sapendo che l'estate all'Aquila è brevissima». E, in un'anteprima della protesta che sta montando, sabato, i residenti del centro storico dell'Aquila, guidati dal sindaco Massimo Cialente, "violeranno" la zona rossa e raggiungeranno il Palazzo di Governo crollato, per rivendicare attenzione e risorse al grido: «Vogliamo riappropriarci del nostro territorio». Ieri, i sindaci di una ventina di Comuni del cratere sismico, schierati al fianco di Cialente, l'unico con la fascia tricolore per rappresentarli tutti (e anche perché non tutti l'avevano portata!?); la presidente della Provincia, Stefania Pezzopane; il vice presidente del Consiglio regionale, Giorgio De Matteis, e i presidenti di alcune comunità montane hanno incontrato la stampa all'ombra dei giardini della Villa Comunale. «Un luogo simbolo - ha specificato la Pezzopane -, il più prossimo possibile al centro storico, che rivogliamo per intero e in tempi ragionevoli, insieme ai centri storici di tutti i Comuni colpiti. La distruzione del sisma non ha fatto distinzione tra prime e seconde case, residenti e non. Le città sono un unico sistema urbano, o si ricostruiscono o no, non esistono vie di mezzo».
I toni sono stati pacati, «nonostante si faccia fatica a mantenere coesi, calmi e tranquilli i cittadini». Chiesto «un incontro urgentissimo con il presidente della Camera Gianfranco Fini, il Governo, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, il capo della Protezione civile Guido Bertolaso (ieri sera il commissario ha risposto convocando tutti per oggi, ndr) e il governatore dell'Abruzzo Gianni Chiodi perché il decreto sia modificato alla Camera». «Mancano le risorse, un problema che anche nel decreto al Senato non viene risolto -ha sottolineato la Pezzopane- Inoltre, non sono state risolte le questioni delle case dei non residenti, delle seconde case, dei poteri degli enti locali e non è stata minimamente sottolineata l'urgenza, attraverso soldi e procedure, per la ricostruzione del centro storico dell'Aquila e di altri paesi colpiti dal sisma. Siamo delusi perché la richiesta seria, proposta dagli enti locali, di avere una sorta di ristoro dei mancati introiti delle tasse locali non è stata minimamente presa in considerazione. Questo comporta rischi di dissesto finanziario dei Comuni e della Provincia (che ha perso 12 milioni di euro per mancati introiti), proprio nel momento in cui viene chiesto uno sforzo superiore per interventi, opere pubbliche, scuole». Altro punto caro agli amministratori locali è stato l'istituzione della zona franca: «È necessario un finanziamento maggiore rispetto ai 45 milioni di euro previsti per 4 anni dal decreto. L'ammontare del finanziamento è stato, inspiegabilmente, ridotto da un emendamento del Governo. Inoltre, nel decreto occorre stabilire in maniera chiara forme di risarcimento per gli imprenditori che hanno edifici distrutti o danneggiati». «Se nel decreto i soldi non ci sono, le ordinanze non potranno risolvere il problema» ha sancito De Matteis, che ha aggiunto: «Il decreto è fondamentale, va bene averlo prodotto in tempi rapidi, ma se non ci sono risorse disponibili da adesso, sarà difficile averle dopo. Chiediamo certezze, risposte sulle risorse finanziarie e nessuno pensi di farci arrivare a settembre in questo stato». Cialente si è detto preoccupato del cambiamento apportato al decreto rispetto a quanto stabilito in commissione: «O il Governo ci vuole tenere sulla corda oppure sono previsti i soldi del Gratta e vinci. Se arriveranno soldi solo per i residenti, si tratterà di una ricostruzione groviera. Non capiamo se i soldi ci sono e, comunque, non vengono anticipati per gli enti. Bertolaso dice che arriveranno volta per volta, ebbene noi non ci stiamo a questo gioco. Ho l'impressione che al Senato ci sia stata un'accelerazione e i problemi siano stati messi sotto al tappeto. Nessuno provi a farci sentire in colpa perché siamo vittime di un dramma». Chiusura al vetriolo: «Un errore del direttore generale del Comune (si riferisce alla polemica sul numero delle richieste di indennizzo per autonoma sistemazione, ndr) ha gettato discredito sugli aquilani, che non sono imbroglioni. Non intendiamo essere umiliati e nessuno provi a venire all'Aquila regalandoci, non dico banane e noccioline, ma neanche carillon...altrimenti non faremo vedere neppure le macerie!».
Timori per Fontecchio, borgo di 500 abitanti che «rischia di scomparire dalla cartina geografica a seguito del terremoto». Il timore è stato espresso da Dino Rossi del Cospa (Comitato spontaneo allevatori), il quale ha sottolineato come, nonostante oltre il 40% delle case -secondo schede della Protezione civile- sia in categoria E (inagibile) e il 10,54% in categoria F (inagibile per rischio esterno), il Comune non compaia tra i 49 destinatari di fondi per la ricostruzione.
«Innanzitutto, i Comuni fuori dal cratere -ha replicato a tutti Chiodi-, avranno riconosciuti i costi sostenuti come prima emergenza, quindi anche la gestione di tutte le persone costrette ad abbandonare le case a causa del sisma. Poi, è previsto nel decreto legge il riconoscimento di un indennizzo per i danni materiali subiti dagli immobili, compresi quelli di proprietà pubblica. Inoltre, per le seconde case, il decreto legge in corso di conversione prevede l'erogazione di un contributo (plausibilmente fissato con ordinanza fino a un massimo di 80mila euro per unità immobiliare. Infine, il contributo suddetto, come desumibile dall'articolo 3, lettera c), del decreto, sarà erogato anche ai non residenti. A sostegno delle richieste dei sindaci, in particolare del sindaco dell'Aquila, relative alla compensazione delle mancate entrate di natura fiscale dei Comuni (Ici, Tarsu, addizionale comunale), ho interessato il Governo nazionale e posso assicurare che anche il commissario Bertolaso si sta adoperando affinché il ministero dell'Economia riconosca tale possibilità con la massima tempestività». Nota di colore finale: il 31 maggio festa del Narciso a Rocca di Mezzo solo per terremotati.