PALERMO - È, come sempre a Palazzo dei Normanni, una storia di pupi e pupari, dove tuttavia i ruoli sfumano, si intrecciano e si confondono. Per non farsi chiudere nell'angolo, il Governatore della Sicilia Raffaele Lombardo ha dato un colpo di reni e ha licenziato la sua giunta. Ne ha promesso una nuova per domani, ammiccando ad un "governo istituzionale" aperto al Pd. Quanto meno a «quei pezzi di partito che ci staranno», una formula che in filigrana non esclude una rivisitazione del milazzismo. Di questa tentazione si colgono indizi nei nomi che già circolano per la nuova squadra del governo Lombardo. Certamente continuerà a farne parte l'assessore alla Sanità - e pm in aspettativa - Massimo Russo, ideatore della riforma sanitaria («la cosa migliore che abbiamo fatto», ha detto Lombardo). All'assessorato ai Beni culturali, retto fino ad oggi dall'Udc con Antonello Antinoro, potrebbe andare Ludovico Corrao, ex deputato del Pci, che era nel governo Milazzo e oggi presiede la fondazione Orestia di Gibellina. All'Industria, occupata fino ad oggi da Pippo Gianni (Udc) potrebbe subentrare l'ex amministratore delegato della Stm Pasquale Pistorio, mentre all'assessorato alla presidenza andrebbe l'ex presidente dell'Ars Guido Lo Porto.
Ieri mattina in conferenza stampa, tra chiarimento delle intenzioni e denunce, il Governatore ha assicurato che non è sua intenzione farsi «ghigliottinare come Maria Antonietta». Che i suoi (ex) sostenitori alla mannaia lo avrebbero volentieri affidato all'indomani del voto di giugno era già pacifico: Pdl ed Udc - che governano con gli uomini del Governatore - lo accusano apertamente di aver fatto razzia dei posti di potere per le esclusive fortune elettorali (future) dell'Mpa. A questo proposito, La Russa, che è uno dei coordinatori nazionali del Pdl, ieri ha avanzato il dubbio che la mossa di Lombardo sia legata «al difficile raggiungimento del quorum del 4 per cento alle europee da parte del Mpa». Insomma, una mossa elettoralistica. Al giudizio critico degli alleati si affianca quello degli avversari: «Lombardo è temibilissimo - ha sentenziato Anna Finocchiaro, Pd - perché ha costruito un sistema di potere clientelare che ha riportato la Sicilia al Medioevo». E prima ancora - è bene ricordarlo - a fronte delle periodiche turbolenze di Palazzo, Federico II, dai campi delle sue battaglie, ammoniva e minacciava: «Verrà l'imperatore a ripristinare il diritto, e dei potenti lascerà sussistere solo la settima parte». Ma questi non più tempi di imperatori decisi ad imporre leggi e giustizia. Nell'assenza, sentendosi stretto dentro una "tenaglia" lo psichiatra Lombardo ha forse visto se stesso riflesso nell'eroe moderno di Lacan, quasi "votato ad imprese derisorie in una situazione di smarrimento" ed ha preferito giocare l'anticipo. Ha compiuto la mossa, con teatralità in conferenza stampa, inconsapevolmente (o forse no) incarnando i panni di quell'"oligarca ambizioso" che, come ha spiegato Giambattista Vico, rompendo con "la disciplina della sua casta", assolve alla funzione di sottrarre «le plebi all'oppressione dei poteri forti». Infatti esponendo il petto al fuoco nemico, il Governatore proclama: «Abbiamo toccato troppi interessi. Ecco la verità. Troppi. Ma vado avanti. Non c'è alternativa. L'alternativa è il baratro». E spiega: «La nostra grande colpa è di batterci, a differenza degli ascari della mia stessa maggioranza, per l'autonomia della Sicilia. La Sicilia ai siciliani, diceva Antonio Canepa. Fu osteggiato, denigrato e alla fine ucciso. Non escludo possa succedere anche a me...». A Lui che per la prima volta ha portato in giunta alla Regione i magistrati dell'Antimafia. Lunga vita in serenità, sicurezza e libertà vanno garantite al Governatore, cioè all'Italia democratica. Ma parole tanto forti, l' espressione aperta di timori per la vita allungano pennellate drammatiche a questo fogliettone dell'Opera dei pupi siciliani, che aggiorna i copioni, ma non cambia mai i colori e le "note" di fondo. Se già tutto questo non bastasse c'è e si intreccia strettamente con la crisi in atto la lotta dentro il Pdl: l'asse Alfano-Schifani (che contesta il ruolo di padre padrone di Lombardo) è ai materassi con Gianfranco Miccichè, che invece sostiene proprio quel leader dell'Mpa che un anno fa, con l' appoggio di Cuffaro, lo "segò", impedendogli di candidarsi a Governatore. Uno scontro che ha raggiunto incalorì bianco domenica sera, quando Miccichè ha qualificato pubblicamente "farabutto" il coordinatore del Pdl in Sicilia, Castiglione, accusandolo di "lavorare" Berlusconi per bloccare la spesa in Sicilia dei fondi Fas.