«Deficit pubblici, ora altri paesi con i loro titoli ci metteranno in difficoltà»
ROMA E' un Tremonti a tutto campo, per niente tenero con le banche sollecitate a «fare il loro mestiere», che chiude per ora ogni discorso sulla riforma delle pensioni, e che esprime preoccupazione per la concorrenza che presto altri paesi faranno all'Italia sui mercati dei capitali per finanziare l'impennata dei loro deficit pubblici, quello che è andato in onda ieri sera a Porta a Porta.
Previdenza. «Il nostro sistema delle pensioni è ottimo e sta in piedi bene». Come dire che non c'è nessuna urgenza di metterci ora le mani. «Non è in tempo di crisi che si fanno queste riforme», aveva sostenuto qualche giorno fa il ministro dell'Economia, incassando dai sindacati qualche apprezzamento. Per Cisl, Uil e Ugl l'innalzamento dell'età pensionabile non è un tabù, ma certamente non è in questo momento in cima all'agenda delle cose da fare. Guglielmo Epifani ribadisce che «prima dobbiamo definire i lavori usuranti, rimasti in sospeso e c'è il problema che nel futuro le pensioni calcolate con il sistema contributivo, quelle dei giovani, saranno troppo basse». La riforma Prodi «ha previsto una commissione proprio per affrontare questi temi», quindi, ha detto il leader della Cgil, questa è la priorità. A premere per alzare subito l'età pensionabile resta invece la presidente di Confindustria.
Il sistema pensionistico italiano «non è a rischio», ma ciò non vuol dire che «non possa essere migliorato», dice Tremonti. «Ma il miglioramento deve avvenire non nella logica di fare soldi, ma in quella di generazione tra padri e figli, di pensioni su pensioni, per renderle più adatte ai tempi che cambiano». E per farlo «bisogna ragionare con calma con i sindacati sui grandi numeri dell'invecchiamento della popolazione».
Concorrenza sul debito. «Fino a poco tempo noi avevamo il terzo debito pubblico del mondo. Purtroppo altri paesi ci stanno raggiungendo, e dico purtroppo perchè emetteranno titoli facendoci concorrenza e ci metteranno in difficoltà». Una situazione che Tremonti aveva già previsto e di cui ha più volte parlato anche per difendersi da chi accusa il governo di fare troppo poco. Gli interventi anticrisi messi in campo anche dagli altri paesi europei fanno schizzare verso l'alto i deficit che dovranno essere finanziati con massicce emissioni di titoli di Stato. E in Europa ci sono paesi che hanno un merito di credito più alto di quello dell'Italia, e che quindi possono finanziarsi ad un costo più basso.
La strigliata alle banche. «Il governo ha fatto la sua parte, adesso le signore banche devono fare il loro mestiere», dice Tremonti nel salotto di Vespa, contrariato dal fatto che l'offerta di bond del Tesoro che permette alle banche di alzare il loro capitale e quindi aumentare i prestiti al sistema economico sia stata accolta «con riluttanza». «Sollecitata a dicembre è stata presa in considerazione solo a maggio», lamenta il ministro. Ieri mattina, all'assemblea di Confcooperative aveva esordito: «Dicono che il cavallo non beve, ma può essere che qualcuno ha chiuso il rubinetto al cavallo». Aggiungendo di non credere ai dati dell'Abi, che dicono che i tassi di interesse in Italia sono i più bassi d'Europa. E poi il mestiere delle banche è prestare soldi alle imprese e alle famiglie, invece secondo il ministro, c'è un ritorno «alla finanza fine a se stessa».
Cig in calo. «Ci sono segnali di rallentamento nelle richieste di prenotazione», dice il ministro. «Abbiamo messo da parte 1,3 miliardi di ore per la cassa integrazione. Ce ne sono state richieste per meno di 300 milioni».