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Pescara, 26/04/2026
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Data: 28/05/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
TERREMOTO IN ABRUZZO - Convivenze difficili, le coppie scoppiano. Sotto la tenda vanno in crisi i rapporti matrimoniali, boom di separazioni

Il caso. Promiscuità, mancanza di intimità, condizioni atmosferiche e incertezze innescano litigi a non finire

L'AQUILA - All'inizio fu la pioggia. E nelle tendopoli si soffrì il freddo e ci si strinse idealmente più forte nella solidarietà dell'immediato post terremoto. I rapporti familiari, nelle difficoltà e nella felicità sommessa di essere vivi, si rinsaldarono e si fecero più forti, anche quelli che erano sul punto di spezzarsi prima delle 3.32 del 6 aprile. Poi fu il caldo torrido, mai così torrido, e arrivò l'afa, mal sopportata. La felicità sommessa lasciò spazio prima all'intensa malinconia e, infine, al conflitto devastante e crudo, accecato da sudore, stress e problemi, non più mitigati dalla presenza di psicologi volontari in questa fase di transizione che porta al rientro del servizio sociale nella rete comunale. E, allora, oggi, le tendopoli sono potenzialmente polveriere sul punto di esplodere; microcosmi di società evanescenti e costrittive sorvegliati a vista, in cui l'intimità è un lusso irraggiungibile e la promiscuità è un male obbligatorio. La convivenza diventa difficile; i rapporti, nelle coppie, conflittuali; gli approcci, tra i sessi, approssimativi e violenti. Segnalazioni di conflitti familiari arrivano con sempre maggiore frequenza ai servizi sociali del Comune, spesso occorre l'intervento delle Forze dell'ordine per riportare una pace effimera. È accaduto l'altro giorno a Monticchio, ma anche nella tendopoli di piazza d'Armi, ormai un paesone di milletrecento abitanti stanchi e infastiditi, dove la Protezione civile sta avviando, in maniera molto discreta, un'opera di riduzione del numero degli sfollati, puntando a far arrivare gli ospiti a quota 600. Un'operazione sollecitata dal prefetto Franco Gabrielli dopo alcuni episodi di intolleranza e di violenza.
«L'altra sera, a Paganica, sono stata avvicinata da donne che mi hanno detto: "Con i nostri mariti non c'è più intimità" - conferma la presidente della Provincia, Stefania Pezzopane -. È un problema che non va sottovalutato, che affiora sempre più evidente con il passar del tempo. Si dorme tutti insieme, magari con i bambini o con i vecchi genitori quando va bene, ma spesso anche con persone con cui i rapporti erano conflittuali già prima del terremoto, tornati accettabili per la paura comune e che adesso sono nuovamente tesi». E, poi, la militarizzazione dei campi... «Non c'è libertà - afferma la presidente della Provincia -. Occorre il pass per qualsiasi cosa, non si può andare a trovare un amico in un'altra tendopoli, i movimenti sono "frenati"... Avanzo di nuovo la proposta di osmosi con gli alberghi per molte delle persone che sono in tendopoli perché anche le più miti incominciano a dare segnali di insofferenza». Ancora più esplicito è Vittorio Sconci, direttore del dipartimento di Salute mentale: «Uno dei fenomeni, a cui ho assistito nelle tendopoli, è la riappacificazione iniziale tra coppie sul punto di separarsi prima del 6 aprile. Si sono rimesse insieme perché, di fronte ai problemi reali, pensavano così di risolverli meglio. La delusione ha spinto alla separazione immediata». Il numero delle separazioni legali è aumentato in misura esponenziale, seppur non quantificabile con esattezza. «In una sola settimana, mi sono dovuta occupare di cinque procedure di separazione - dice l'avvocato Maria Teresa Di Rocco -. Ma quello della separazione non è il solo problema nelle coppie in questo dopo terremoto. C'è una situazione paradossale: i rapporti traballanti sono scoppiati e quelli solidi sono minati da posizioni, direi quasi "egoistiche", perché ognuno pensa a sé stesso. Le coppie separate si ritrovano a litigare e affiorano molestie e atteggiamenti persecutori. Un esempio? Un padre nella tendopoli all'Aquila, la madre in un albergo a Pineto, la figlia che non sa dove andrà a scuola e con chi stare, mentre i genitori non si rendono conto della precarietà della situazione e vorrebbero che fossero rispettate le condizioni stabilite dal giudice». La società aquilana, sotto la tenda, si è rotta!





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