Sarà presentato sabato lo studio-shock eseguito da sindacato e Camera di commercio
TERAMO. Tessile-abbigliamento in asfissia: in 18 anni ha perso il 50% della forza lavoro ma comunque rappresenta una buona fetta della ricchezza prodotta in provincia. Sono infatti ancora circa 10mila gli occupati, la maggior parte in Val Vibrata. Sul settore la Cgil, con la Camera di commercio, ha condotto uno studio, che sarà presentato sabato alle 9,30 nella sala convegni di via Savini a Teramo. E in quest'occasione sarà presentata una proposta per salvare quel che resta.
D'altronde il pubblico è di tutto rispetto: dirigenti delle associazioni imprenditoriali, il gotha della Cgil (anche Susanna Camusso della segretaria nazionale) e delle istituzioni (fra cui Alfredo Castiglione, vicepresidente della Regione, che è poi l'ente chiamato a intervenire).
«Il settore si va sempre più riducendo», spiega Giovanni Timoteo, segretario provinciale della Filtea Cgil, «solo nell'ultimo anno sono stati espulsi più di 700 lavoratori. E in tremila sono in cassa integrazione, ordinaria o straordinaria». Non a caso le ore di cassa integrazione ordinaria nel periodo gennaio-aprile sono state 482.739, a fronte delle 48.894 dello stesso periodo del 2008. «A questo punto dell'anno siamo alla seconda tornata di cassa integrazione, che di solito va di 13 settimane in 13», afferma il sindacalista, «e i lavoratori non ce la fanno: la Cig significa 750 euro al mese. Per le famiglie significa non riuscire a pagare il mutuo o far interrompere l'università al figlio».
In questa situazione tutto diventa possibile: sono tornate prepotentemente le lettere fatte firmare in bianco al momento dell'assunzione, per essere impiegate come dimissioni quando tornerà utile all'azienda. O, ancora, ci sono lavoratori che da mesi attendono l'indennità di cassa integrazione perchè la loro azienda, la Tageo di Notaresco, ha chiesto il concordato preventivo, e quindi la procedura è diversa, più lenta. O anche le lavoratrici socialmente utili impiegate al Comune di Tortoreto - tutte provenienti dal settore delle confezioni - a cui il 7 luglio scade la mobilità e poi non si sa che cosa accadrà. E dire - osserva il sindacalista - che gli Lsu svolgono lavori indispensabili ad esempio sugli scuolabus, nella cura del verde o negli asili.
Ma gli effetti della crisi sul settore sono anche altri. «Un altro dato preoccupante», osserva Timoteo, «riguarda il disimpegno dei grandi gruppi dalla provincia. Prima è avvenuto nel tessile, ad esempio con la Miroglio e la Zucchi, e ora anche nell'abbigliamento, con La Perla e la Sixty. Continuiamo a dire con forza che c'è bisogno di interventi per sostenere quello che non è un settore maturo, ma ha ancora delle potenzialità».
E' questo il panorama tracciato dal segretario provinciale della Filtea. «Noi non vogliamo solo assistenza e non vogliamo fare solo i notai (nelle pratiche per le indennità di mobilità e cassa integrazione, ndr)», conclude Giovanni Timoteo, «il sindacato in realtà dovrebbe rappresentare solo i problemi, le soluzioni dovrebbero essere trovate da altri. Ma in questo caso abbiamo deciso di fare una nostra proposta, su cui avviare un confronto».
«Il Tac (tessile-abbigliamento-calzature, ndr) è quello che la Fiat rappresenta per altre realtà», incalza Giampaolo Di Odoardo, segretario generale della Cgil, «per questo avanziamo una nostra proposta, cioè la creazione di un distretto della subfornitura. C'è un accordo di programma Ascoli-Teramo (sulla val Tronto-Val Vibrata ndr) c'è un'intesa sulla Val Fino: i fondi ci sono per crearlo. D'altronde non si può lasciare un settore come il tessile-abbigliamento abbandonato a se stesso. In provincia dà lavoro a 10mila persone e rappresenta ancora il 15% dell'economia teramana».
Di Odoardo fornisce alcuni dati per dare un'idea dell'andamento del settore che in appena cinque anni, dal 2001 al 2006, ha visto le imprese scendere da 693 a 580. Un'emorragia che ovviamente ha riguardato anche i posti di lavoro, scesi dai 18.376 dei 1991 ai 9.810 del 2009.