| |
|
| |
Pescara, 26/04/2026
Visitatore n. 753.465
|
|
|
|
|
|
|
29/05/2009
Rassegna.it
|
La relazione di Draghi - Bankitalia lancia l'allarme occupazione. Senza lavoro il 10%. Epifani, bene Draghi, non omette rischi occupazione |
|
No, non è finita. Gli effetti della crisi devono ancora manifestarsi appieno. Le imprese annunciano che ridurranno gli investimenti e moltissime si apprestano a licenziare. I segnali di uscita dalla crisi ci sono, ma nessuno è in grado di fissare esattamente il punto di svolta, anche se è chiaro ormai che dalla crisi si uscirà con un vistoso aumento del debito pubblico. In Italia ci sono imprese che reggono (circa 5 mila), ma altre (soprattutto piccole e piccolissime) che sono ormai sull'orlo della bancarotta; il problema vero è la riduzione dei consumi che sarà ancora più marcata nei prossimi mesi alla luce della riduzione dei posti di lavoro. Il secondo problema sarà la mortalità delle imprese contro cui è necessario combattere con tutti gli strumenti possibili. Il sistema bancario ha tenuto, ma bisogna fare ancora molto. Il governo ha messo in campo misure minime (anche se corrette) che ora vanno però potenziate. Ci vogliono le riforme, a partire da quella degli ammortizzatori sociali. Anche le pensioni sono però di nuovo in ballo, mentre sono urgenti anche correzioni del sistema dei fondi pensione (una proposta specifica riguarda per esempio il Tfr non conferito). Il Pil intanto crolla di 5 punti, mentre nel corso del 2008 la riduzione era stata dell'uno per cento. Ecco l'analisi della crisi e le proposte per uscirne del governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi: più regole, più capitale, meno debito.
» Il testo della relazione
Due quinti delle imprese industriali e dei servizi con 20 o più addetti ridimensioneranno il loro personale prima della fine dell'anno. La riduzione del numero dei dipendenti sarà - con molta probabilità - più consistente nelle piccole imprese. Per oltre 2 milioni di lavoratori temporanei il contratto scadrà alla fine del 2009 e il rinnovo è molto improbabile: più del 40% di questi lavoratori precari è concentrato nel settore dei servizi privati, quasi il 20% in quelli pubblici. Il 38% dei lavoratori a tempo che perderanno il lavoro prima di Capodanno si concentra nelle regioni del mezzogiorno. In Italia, complessivamente, la crisi mondiale determinerà, secondo le previsioni più aggiornate, una caduta del Prodotto interno lordo del 5%, mentre nel 2008 la diminuzione era stata pari all'uno per cento. La percentuale di lavoratori in cassa integrazione si attesta attualmente sull'8,5% della forza lavoro, ma è presumibile che la percentuale arrivi al 10%.
Il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, lancia così un vero e proprio allarme occupazione con le sue considerazioni finali presentate oggi durante l'Assemblea annuale della banca centrale. Ovviamente il governatore - che non è un sindacalista - pensa soprattutto agli effetti di questi processi sull'intero sistema economico. E in particolare la preoccupazione della Banca d'Italia è relativa all'andamento dei consumi. "Un primo rischio per la fase ciclica che attraversiamo - si legge nelle considerazioni finali di Draghi - è una forte riduzione dei consumi interni, a cui le imprese potrebbero reagire restringendo ancora i loro acquisti di beni capitali e di input produttivi". Per la banca centrale la ripresa della dinamica dei consumi interni è decisiva. Non si potrà uscire da soli dalla crisi, è il pensiero che circola in tutta la relazione di Draghi, ma è anche vero che non si potrà uscire dalla crisi senza una ripresa dei consumi interni. E i consumi interni sono seriamente messi a rischio dalla nuova imminente contrazione dell'occupazione e dalla decisione delle imprese di non investire.
Chiarissimi anche i dati sull'atteggiamento delle imprese. L'attesa di un forte calo del fatturato (si stima una diminuzione del 20%) e la grande incertezza circa la durata della crisi porteranno a nuovi piani di riduzione degli investimenti. La stima di Bankitalia è del 12% nel complesso dell'industria e nei servizi. Ma gli investimenti potrebbero subito una riduzione drastica del 20% nella manifattura. Confrontando questi dati con le dinamiche storiche ci si accorge che si tratta di un contrazione eccezionale. Previsioni che confermano dunque l'allarme lanciato in più occasioni dalla Cgil e in particolare dal segretario generale Guglielmo Epifani, secondo il quale gli effetti più negativi della crisi devono ancora vedersi. Nelle considerazioni finali di Draghi non si commette neppure l'errore di fare di tutta l'erba un fascio. Nella relazione vengono infatti scomposte le aziende e i vari settori. L'analisi è molto articolata.
Le imprese che reggono. In base a una indagine svolta in aprile dagli stessi tecnici della Banca d'Italia emerge infatti che circa la metà delle 65 mila imprese dell'industria e dei servizi con almeno 20 addetti sono state coinvolte nel processo di ristrutturazione. Esse si attendono (e lo hanno dichiarato direttamente alla Banca d'Italia) un calo del fatturato nel 2009 nettamente inferiore alla media. Le aziende finanziariamente più forti hanno quindi retto all'impatto della crisi consolidando il loro primato tecnologico e diversificando il più possibile gli sbocchi di mercato. Si tratta (sempre secondo le stime di Bankitalia) di circa 5 mila imprese con un milioni di addetti. Alcune sembrano addirittura nelle condizioni di trarre vantaggio dalla crisi in termini di riposizionamento.
Le imprese indebitate. A un altro estremo del sistema industriale ci sono invece imprese che avendo deciso di ingrandirsi e si aumentare la loro intensità tecnologica, sono state costrette ad indebitarsi. "Affrontano ora, con la crisi - si legge nelle considerazioni finali di Draghi - il prosciugarsi dei flussi di cassa, l'irrigidirsi dell'offerta di credito bancario, la forte difficoltà ad accedere al mercato dei capitali". Si tratta in questo caso di circa 6000 aziende che impiegano anch'esse circa un milione di lavoratori. Il passaggio dei prossimi mesi, spiega il governatore, sarà decisivo: "Una mortalità eccessiva che colpisca per asfissia finanziaria anche aziende che avrebbero il potenziale per tornare a prosperare dopo la crisi è un secondo, grave rischio per la nostra economia".
Le banche non siano tirchie. "Non si può chiedere alle banche di allentare la prudenza nell'erogare il credito - spiega il governatore Draghi - quel che si può e si deve chiedere alle nostre banche è di affinare la capacità di riconoscere il merito d credito nelle presenti, eccezionali circostanze. Va posta un'attenzione straordinaria alle prospettive di medio-lungo periodo delle imprese che chiedono assistenza finanziaria. Nei metodi di valutazione, nelle procedure decisionali delle banche vanno tenute in conto tecnologia, organizzazione, dinamiche dei mercati di riferimento delle imprese". In ogni caso, nonostante l'evidente peggioramento della redditività, le banche italiani hanno mantenuto il patrimonio al di sopra degli standard minimi. Alla fine del 2008 il coefficiente di patrimonializzazione dei maggiori gruppi bancari si collocava già su una media superiore a quella riscontrata all'estero, mentre in Italia è stata molto più contenuta la "leva finanziaria", cosa che ha messo parzialmente al riparo le banche italiane dallo tsunami che ha scosso tutto il sistema mondiale. Il sistema bancario italiano ha retto meglio, ma la nottata non è passata. "Ho già avvertito in più occasioni - dice Draghi - che il rafforzamento del patrimonio è una priorità essenziale per il sistema bancario. Non si tratta solo di accrescere i presidi a tutela della stabilità; è essenziale per competere alla pari con i principali intermediari; è condizione necessaria, anche se non sufficiente, per mantenere i flussi di credito all'economia".
Diventeremo più deboli e indebitati. Una volta superata la crisi l'Italia si troverà con più debito pubblico, ma anche con un capitale privato (fisico e umano) depauperato dal forte calo degli investimenti e dall'aumento della disoccupazione. "Se dovessimo limitarci a tornare su un sentiero di bassa crescita come quello degli ultimi 15 anni - spiega il governatore - sarebbe arduo riassorbire il debito e diverrebbe al tempo stesso più cogente la necessità di politiche restrittive per garantire la stabilità". Dobbiamo quindi puntare a conseguire da subito una più alta crescita nel medio periodo. Secondo Draghi occorre quindi agire su due fronti: assicurare il riequilibrio prospettico dei conti pubblici, attuare quelle riforme che, da lungo tempo attese, consentano al nostro sistema produttivo di essere parte attiva della ripresa dell'economia mondiale.
Le riforme urgenti. Si stima che 1,6 milioni di lavoratori dipendenti e parasubordinati non abbiano diritto ad alcun sostegno in caso di licenziamento. Urge allora un "buon sistema di ammortizzatori sociali per chi cerca un nuovo lavoro". Accanto a un meccanismo di sostegno delle imprese. È fondamentale evitare, come abbiamo ricordato sopra, la eccessiva mortalità delle imprese. Secondo la Banca d'Italia il governo ha messo in campo azioni sensate, ma finora insufficienti. È necessario quindi affrontare al più presto la questione degli ammortizzatori sociale visto che si sono troppi lavoratori che non ne possono beneficiare. È necessario poi stimolare la ripresa degli investimenti pubblici, insieme alle azioni di sostegno della domanda e del credito. Le opere pubbliche avviate devono essere completate, ma visto il buco nero delle infrastrutture, sarebbe meglio puntare sulla realizzazione di opere pubbliche snelle a livello locale con tempi di realizzazione più brevi. In ogni caso, sempre secondo Draghi, è necessario ricordare che "compito delle politiche economiche è attenuare la spirale negativa tra disoccupazione e consumi". La risposta alla crisi delle politiche economiche è stata tempestiva e questa volta coordinata a livello internazionale e non si ha finora una evidenza di una possibile ripresa del protezionismo. Ma la crisi non è superata e gli effetti benefici delle misure messe in campo ancora non si vedono. La strada è ancora lunga e il vero spettro che si aggira è ora quello della disoccupazione.
Bankitalia: Epifani, bene Draghi, non omette rischi occupazione
"La relazione mi è piaciuta perchè c'è un quadro netto della crisi e non ha sottaciuto soprattutto i rischi occupazionali e industriali". Così il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, commenta le Considerazioni finali del governatore di Bankitalia, Mario Draghi. "E poi ha detto la verità - aggiunge -, che cioè gli unici a pagare la crisi sono i lavoratori dipendenti e pensionati". Il discorso di oggi, a suo avviso, è anche "un richiamo fermo quando chiede al governo di fare di più".
|
|
|
|
|