Il «Florio» era in rotta tra Napoli e Palermo quando si è sviluppato un incendio nel garage. Trentanove ricoverati negli ospedali ma nessuno particolarmente grave Sulle cause dell'incidente 3 inchieste aperte
NAPOLI. Una tragedia sfiorata, a 25 miglia da Palermo. L'hanno vissuta 563 persone sulla nave della Tirrenia «Vincenzo Florio», 513 passeggeri e 50 membri dell' equipaggio in rotta da Napoli verso il capoluogo siciliano. Tutto è cominciato alle 3 di notte quando un principio d'incendio fa scattare l'allarme.
Un corto circuito dell'impianto elettrico della cella frigorifera di un camion nel garage, forse è la causa.
E' la miccia che annuncia l'inferno. La gente è svegliata e invitata a salire sul ponte, il comandante cerca di continuare il viaggio. Ma dopo un po' il timone si blocca e la Florio resta alla deriva, avvolta da colonne di fumo. Fiamme alte squarciano l'oscurità sopra la testa di uomini e donne terrorizzati.
In poco tempo il rogo si propaga ai veicoli vicini: 104 auto e 50 mezzi pesanti, tutti completamente distrutti.
Il comandante ordina di calare le scialuppe, i soccorsi sono miracolosi e alla fine scongiurano morti e feriti gravi.
Fino a sera si conteranno nei vari ospedali palermitani quasi 50 ricoverati, tra cui una ventina di membri dell'equipaggio. Due bimbi sono in Rianimazione per motivi precauzionali al Di Cristina, un neonato è sotto la tenda ad ossigeno.
Per alcuni dei pazienti i sanitari hanno riscontrato livelli di carbossiemoglobina superiori alla norma, per altri sintomi di nausea e di vertigini.
Tre le inchieste aperte: quella penale della Procura del capoluogo siciliano che procede per incendio colposo, quella amministrativa che del ministero dei Trasporti ha affidato alla Guardia Costiera, e quella interna della compagnia di navigazione.
In serata il traghetto abbandonato e trainato da due rimorchiatori era fermo ancora a 5 miglia dall'imboccaturta del porto di Palermo. Vi entrerà solo a rogo definitivamente spento.
Ma a tarda sera sulla nave c'era ancora una densa nuvola di fumo nero e i vigili del fuoco, dopo più di 12 ore dal loro intervento, non erano ancora riusciti a domare le fiamme.
Il terrore è apparso chiaro solo quando la nave ha raggiunto l'isola di Ustica. Nelle ore precedenti il traghetto aveva rallentato la navigazione e tutto sembrava rientrato. «L'incendio - ha spiegato l'ammiraglio Lavaggi - ha causato una notevole produzione di fumo. Il comandante ha fatto salire i passeggeri in plancia e a quel punto è scattato l'ordine di far scendere i passeggeri nelle scialuppe».
Quando l'imbarcazione ha affiancato Ustica, sono arrivate le motovedette della Capitaneria, quelle dei carabinieri e dei vigili del fuoco. Ma non bastavano. Ecco allora la richiesta immediata di rinforzi ai comandi di Trapani e Messina, e alla nave «Sardegna» della Snav, partita, come il Florio, da Napoli. Trentasei persone, tra le quali una donna incinta finite sotto shock oltre a una bimba sono fatte salire su un'unità della Guardia Costiera.
Gli altri passeggeri e alcuni componenti dell'equipaggio sono presi a bordo del «Sardegna».
Un'esperienza allucinante, ma i passeggeri hanno voluto ringraziare i volontari e le forze dell'ordine al loro arrivo in porto. A guidare la macchina dei soccorsi il prefetto Giancarlo Trevisone.