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Pescara, 28/04/2026
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Data: 30/05/2009
Testata giornalistica: Il Centro
«I soccorsi sono stati tempestivi» Testimonianze tra tensione e sollievo per lo scampato pericolo «C'era fumo ovunque, ma i marittimi sono stati bravi»

IL RACCONTO Un bimbo: «Era anche avventura»

NAPOLI. «C'era fumo ovunque e si respirava a fatica». Il primo a raccontare la tragedia sfiorata è il cabarettista palermitano Sergio Friscia, uno dei 500 passeggeri a bordo della nave Napoli-Palermo. «Ma i soccorsi sono stati tempestivi e anche gli uomini dell'equipaggio sono stati bravissimi perchè ci hanno aiutato a non perdere la calma nonostante la concitazione del momento».
Negli occhi di tutti sono impresse le colonne di fumo e quei bagliori di fuoco spuntati come in un film. Come mille saette incendiate che hanno preceduto di poco l'alba, a 25 miglia dal capoluogo siciliano.
Alla fine è stato «tragico ma anche avventuroso», come dice Anna Chiara, dieci anni, una dei 75 scolari provenienti dall'istituto Santa Chiara di Avellino imbarcati sulla Tirrenia.
C'è chi non ha compreso fino in fondo il rischio, ma per i più sono stati attimi di autentica paura. E panico. Chi non avrà pensato: e se accadeva in mezzo al mare, a 200 chilometri da terra? Il lieto fine ripiega le domande più insidiose e anche la spina del pericolo corso diventa alla fine indolore.
Come l'allarme antincendio e il fumo nero che fuoriusciva dal garage, dove è divampato il rogo.
Vincenzo Ferretti, 44 anni, dello staff alberghiero della Tirrenia, ha la maglietta ancora sporca di cenere quando racconta: «Appena divampate le fiamme sono sceso in garage e assieme agli altri colleghi ho cercato di spegnere il rogo. Visto che non ci riuscivamo abbiamo avviato le procedure d'emergenza».
La sequenza dell'incendio è ricostruita come in un film d'azione e nessun passeggero la dimenticherà facilmente. Prima le fiamme, la corsa con il fiato in gola sul ponte della nave, l'ordine del comandante di evacuare.
Fino alle scialuppe calate in acqua, al trasbordo sulle motovedette e poi su un altro traghetto della Snav. Infine la gioia liberatoria per lo scampato pericolo sotto il sole palermitano quasi estivo.
I momenti di panico sono stati vissuti anche dall'equipaggio, intervenuto all'istante nel tentativo di spegnere il fuoco.
All'arrivo i volti sono segnati, gonfi, di paura che si scioglie nel tocco lieve del molo mentre parenti e amici si abbracciano e i racconti si ripetono. Tra occhi lucidi di commozione e tensione da smaltire. Al comandante Vincenzo Oliveri è toccato per la seconda volta in cinque anni fronteggiare un incendio sulla Florio e l'evacuazione di tutti i passeggeri.
Insomma nessuno si è divertito, tranne forse i bambini. «E' stato un po' spaventoso svegliarsi all'improvviso di notte ed essere costretti ad abbandonare la cabina», dice Anna Chiara, ancora pimpante nonostante la levataccia. «Però, ad essere sinceri, ci siamo anche divertiti perché non ci aspettavamo di vivere un'avventura così». (f.f.)

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