L'AQUILA - Contestazioni a tutto campo. All'Università, all'ospedale, dai sindaci, dalle famiglie, dai comitati. Non è stata una giornata come le altre e la città ha mostrato al premier Silvio Berlusconi l'altra faccia del post terremoto, stanca e corrucciata, che sta sostituendo la prima, conciliante e piena di speranza. Otto attestati di laurea alla memoria della facoltà di Ingegneria sono rimasti sul tavolo dell'auditorium della caserma di Coppito, dove si è svolta la cerimonia di consegna ai familiari degli studenti morti a causa del terremoto. E Berlusconi, ufficialmente «perché trattenuto da improvvisi impegni a Roma», come ha comunicato Guido Bertolaso, ma in realtà perché è stato informato che la sua presenza avrebbe potuto creare ulteriori malumori, non ha partecipato alla consegna dei diplomi, com'era invece previsto. Le famiglie, in polemica, non hanno voluto presenziare alla cerimonia. A spiegarne le ragioni è stato il preside della facoltà di Ingegneria, Pierugo Foscolo: «Otto attestati non sono stati ritirati; alcune famiglie non se la sentivano per il dolore, mentre quattro o cinque si sono rifiutate per protesta e in polemica perché sostengono che l'Università andasse chiusa prima per le scosse precedenti al 6 aprile». La facoltà ha conferito in tutto 24 lauree più un attestato di stima a Piervincenzo Gioia, giovane già laureato e correlatore di alcune tesi che collaborava con l'Università.
Uno striscione con la scritta in dialetto aquilano: "Caccete ji soldi, forti e gentili scì fessi no!!!", è stato esposto su un'auto davanti alla scuola della Guardia di finanza dal comitato "3 e 32". Una pattuglia di militari lo ha fatto rimuovere quasi subito. Marco Sebastiani, portavoce del comitato - che insieme ad altri comitati promuove una campagna tesa a coinvolgere i cittadini nel processo di ricostruzione del capoluogo abruzzese - ha chiesto di esporre lo striscione all'interno della caserma, ma gli è stato risposto, hanno fatto sapere i manifestanti, che all'interno non c'era alcuna conferenza stampa del premier Berlusconi. Il gruppo di persone, una ventina, in rappresentanza dei comitati, ha sottolineato però che «non si tratta di una contestazione politica, ma ai contenuti del decreto, il G8 non c'entra niente». «Le rassicurazioni Berlusconi non deve darle solo ai sindaci, ma anche ai cittadini - hanno concluso -. In un Paese democratico questo non dovrebbe accadere, ognuno può manifestare liberamente le proprie idee». Quattro manifestanti sono stati poi identificati dalle Forze dell'ordine. La Conferenza permanente per la ricostruzione, composta da Provincia e Comune dell'Aquila, Comuni, Enti locali e rappresentanti istituzionali dell'area del cratere, infine, ha attuato un volantinaggio per divulgare i motivi alla base della manifestazione di mercoledì a Roma per chiedere la modifica migliorativa del Decreto sul terremoto.