La protesta davanti al Comune: "Anche Teramo ha i suoi terremotati"
Sono ben 240 i teramani che, in seguito al sisma del 6 aprile scorso, sono stati costretti ad abbandonare la loro abitazione, dichiarata inagibile dai tecnici del Comune. Finora ognuno di loro si è arrangiato come ha potuto. Qualcuno è rimasto per più di un mese a casa di amici e parenti, qualcun altro è stato costretto a pagare l'affitto di una nuova casa. Ora minacciano di occupare abusivamente le loro stesse abitazioni, se, entro pochi giorni, non riceveranno risposte esaustive da parte delle istituzioni. Ieri mattina c'è stato un sit-in di protesta davanti alla sede del Comune di Teramo, con tanto di striscioni con la scritta "Anche Teramo ha i suoi terremotati". «Chiediamo nuovi alloggi temporanei e la mobilitazione del Commissario straordinario Leopoldo Di Mattia - afferma Divinangelo Terribile, presidente del Comitato "Sei aprile" che si occupa di rappresentare e difendere gli interessi dei teramani colpiti dal sisma - che dovrebbe pungolare le istituzioni per far ottenere anche al comune di Teramo dei fondi per rimettere a norma le case lesionate». Alle 10,30 una delegazione è stata ricevuta dal Commissario Di Mattia. «Purtroppo - dichiara Divinangelo Terribile - le risposte che ci ha dato non sono state soddisfacenti, anzi, ci ha detto testualmente che possiamo avanzare richieste ma che non abbiamo diritti. Ci ha anche annunciato che sta preparando una relazione sintetica sullo stato delle abitazioni rilevato dai tecnici del Comune di Teramo». Ora questi cittadini rischiano di trovarsi in una situazione paradossale: occupare abusivamente le loro stesse abitazioni. «E' altrettanto assurdo - continua Terribile - continuare a pagare il mutuo per una casa in cui non si può più nemmeno entrare e contemporaneamente accollarsi anche i costi degli affitti». Tra i manifestanti c'è anche chi si è arrangiato nelle tendopoli improvvisate negli spazi pubblici, chi ha dormito in macchina sfruttando la casa di amici e parenti per lavarsi e mangiare. Adesso, stremati da quasi due mesi di vita precaria, minacciano di barricarsi in casa e di non uscire fino a quando non otterranno delle rassicurazioni sul loro futuro. «Vogliamo sapere quando potremo tornare nelle nostre case - conclude Terribile - e, nel frattempo, devono darci degli alloggi temporanei. I sindaci degli altri Comuni esclusi dal decreto sulla ricostruzione si sono dati da fare e hanno manifestato per far riconoscere i loro diritti. Per noi, fino ad ora, non è stato fatto assolutamente niente».