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Pescara, 28/04/2026
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Data: 31/05/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
TERREMOTO IN ABRUZZO - «Ridateci la nostra città». Un gruppo tenta di forzare i blocchi: «Aprite il centro»

L'AQUILA - Cento metri, poco più, dalla Fontana Luminosa a piazza Regina Margherita. Una "fetta" piccolissima del centro storico che è bastata, però, agli aquilani per "riconquistare" simbolicamente il cuore della città, quello più colpito dal terremoto. Alla fine, dunque, non c'è stato nessun corteo lungo il corso, come previsto inizialmente dalla manifestazione organizzata dall'associazione "Un centro storico da salvare", ma solo una sfilata nel primo tratto, un breve transito davanti al "Boss" e il rientro sul viale delle Medaglie d'oro per un'assemblea. Un compromesso necessario per stemperare la grande tensione che si è creata tra chi ha cercato a più riprese di entrare in centro, anche con la forza, e i poliziotti che volevano impedirlo per motivi di sicurezza (la scossa della notte precedente aveva creato ulteriori danni). In seicento (qualcuno dice mille), caschetto in testa, hanno percorso pochi metri, protetti dal "cordone" dei cassintegrati della Fiom nazionale, arrivati all'Aquila in bicicletta. La manifestazione aveva l'obiettivo di sollecitare i puntellamenti e di chiedere con forza la ricostruzione integrale del centro storico. La mattinata è stata tesissima. La paura non ha fermato gli aquilani che si sono "ammassati" davanti all'ingresso di corso Vittorio Emanuele. La miccia si è accesa subito. «Vogliamo entrare, vogliamo entrare», «La città è nostra», «Rivogliamo la nostra città» hanno scandito in coro i manifestanti. «Non possiamo esporci a rischi - ha gridato al megafono il sindaco Cialente - ci sono stati altri crolli». Nonostante questo i manifestanti hanno provato a forzare il blocco con una "carica". I poliziotti hanno respinto l'assalto, tra urla e spintoni. «Rispettiamo solo i pompieri» ha gridato la folla, esponendo, tra gli altri, anche uno striscione di solidarietà ai Vigili del Fuoco, ai quali il sindaco concederà la cittadinanza onoraria. La calma è tornata dopo quasi un'ora. Alle 11,30 le prime persone hanno varcato la soglia di corso Vittorio Emanuele. Un applauso ha "sancito" l'ingresso nella zona rossa. La breve processione è terminata nel parco del Castello, dove è stato osservato un minuto di silenzio per le vittime del sisma. «Oggi chiunque ha capito - ha detto Stefania Pezzopane, presidente provinciale - che non ci fermeremo davanti a niente. Non siamo terremotati di serie C: vogliamo ricostruire il centro storico più bello e forte di prima. Ecco a che serve la mobilitazione tenace e orgogliosa». Le ha fatto eco il sindaco Massimo Cialente: «Ricostruiremo L'Aquila dov'era e com'era e non consentiremo che venga svenduto il centro. Abbiamo raggiunto l'obiettivo dei fondi per le seconde case: il prossimo è ottenere soldi veri». Il sindaco ha quantificato i danni complessivi del sisma (oltre dieci miliardi di euro) e quelli del centro storico (tre miliardi). «Il nostro scopo - ha detto Luisa Lopardi, presidente dell'associazione che ha organizzato la manifestazione - è ricostruire il centro, anche attraverso una legislazione che ne tuteli l'interesse specifico». Anche Confesercenti ha sollecitato la riapertura della zona rossa. Gli aquilani torneranno a manifestare a giugno a Roma (forse il 10), quando il sindaco sarà ricevuto in audizione sul decreto, mentre «tra una quindicina di giorni "entreremo" a piazza Duomo».



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