Iscriviti OnLine
 

Pescara, 28/04/2026
Visitatore n. 753.512



Data: 31/05/2009
Testata giornalistica: Il Centro
TERREMOTO IN ABRUZZO - La rabbia degli aquilani. Il divieto di accesso al centro storico a causa degli edifici pericolanti scatena una rivolta. La folla tenta di forzare il blocco: urla e spintoni

Paura alla Fontana luminosa, poi ha prevalso il buonsenso

L'AQUILA. La rabbia degli aquilani esplode davanti al divieto di entrare nel centro storico per motivi di sicurezza. Centinaia di cittadini armati di fischietti, striscioni e megafoni, intenzionati a riconquistare il centro storico, ieri mattina hanno sfidato il blocco della polizia dando vita a tafferugli e momenti di alta tensione. Chi si è trovato nella ressa ha rischiato di venire schiacciato tra la folla e la reazione delle forze dell'ordine.
ORGOGLIO RITROVATO. Poi ha prevalso il buon senso dopo gli inviti dell'associazione L'Aquila «Un centro storico da salvare» che ha organizzato la visita in centro, e del sindaco. Ma una cosa è certa: la città ha ritrovato quella grinta che si palesò nei moti del 1971 per il capoluogo. Forse lo stesso orgoglio che dopo il sisma del 1703 consentì di ricostruire la città ancora più bella. Il tutto all'insegna di un slogan condiviso, ieri, da tutti: «L'Aquila senza il suo centro storico è destinata a morire».
LA MANIFESTAZIONE. I componenti dell'associazione che sollecitano la immediata ricostruzione del centro storico e più soldi nel decreto Abruzzo si erano dati appuntamento nei pressi della Fontana Luminosa per dare vita a una manifestazione con corteo dalla fontana a piazza Duomo. Ma il terremoto dell'altra notte, con magnitudo accertato di 3.5, ha indotto questura, prefettura e Protezione civile, temendo crolli, a vietare il passaggio dei civili, visto che alcuni edifici sono stati ulteriormente danneggiati. Il percorso alternativo proposto verso via Strinella non è stato accettato. Ed è scoppiata la protesta. Tra coloro che maggiormente se la sono presa c'è uno dei componenti del direttivo dell'associazione organizzatrice, Antonio Valentini, il quale per protesta ha anche lasciato il corteo pur restando nell'associazione.
LA PROTESTA. «Non potete impedirci di entrare questa è la nostra città». La gente, esasperata per l'inatteso cambio di programma, ha tirato fuori le unghie e il malumore si è fatto palese negli slogan. Ne è diventata una questione di principio. Il corteo, poco meno di mille persone tutte provviste di caschi multicolori e striscioni di vivace fantasia con scritte tipo «terremotosto», ha iniziato a spingere con forza davanti alla Fontana luminosa creando panico tra le forze dell'ordine, che non si aspettavano una reazione tanto decisa e tutta quella gente. Le urla sono volate in cielo mentre la ressa diventava pressante, al punto da togliere il respiro a quella fascia di persone più a contatto con le forze dell'ordine impegnate ad arginare i manifestanti. Non sono volati schiaffi e ognuno da parte sua ha evitato di varcare la soglia della legalità. Ma chissà come sarebbe finita se una componente del comitato, l'architetto Maria Pia Moretti, e il sindaco Massimo Cialente, non avessero preso il megafono calmando la gente e prospettando che una dimostrazione fuori dalla legalità avrebbe fatto dimenticare la ragione della manifestazione: accelerare la ricostruzione del centro storico cominciando subito a puntellare i 1800 edifici. «Vi prego» ha urlato il sindaco, «non commettiamo imprudenze: qui ci sono anche dei bambini». «Ma noi siamo qui per rivedere la nostra città che ora sembra militarizzata». Il Comitato ha proposto alla questura poi un giro alternativo più breve. Proposta accettata anche per evitare che la situazione diventasse incontrollabile. Per cui, sia pure con qualche esitazione, si è deciso di creare una sorta di cordone umano nel quale sono passati in fila indiana tutti i presenti. Il «corridoio» era composto da una sessantina di ciclisti, tutti operai cassintegrati, che stanno facendo il «Lavoro in marcia» Giro d'Italia alternativo, organizzato della Fiom, toccando le città più in crisi come appunto L'Aquila dove si sono ricongiunti quelli partiti da Padova e gli altri provenienti da Pomigliano d'Arco. Dalla fontana luminosa si è arrivati fino a piazza Regina Margherita e poi su via Castello, si è arrivati al parco del Forte spagnolo per un sit in dove in una assemblea si sono studiate strategie e iniziative. Ma prima di arrivarci la gente ha avuto modo di ironizzare su Berlusconi. Duro il commento dei cittadini sull'ultima promessa del premier. «Rinunciamo volentieri alle crociere per rientrare nelle nostre case» ha detto la presidentessa dell'associazione a tutela del centro storico, Luisa Leopardi «sarebbe giusto spendere quei soldi nella ricostruzione delle nostre case».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it