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Pescara, 28/04/2026
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02/06/2009
Il Centro
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TERREMOTO IN ABRUZZO - Berlusconi, scivolone sulle tendopoli. «All'Aquila meglio, in Umbria e nelle Marche sono ancora in tenda» |
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Lorenzetti: qui da noi le uniche tende sono per le vacanze L'AQUILA Le tende continuano ad essere un argomento scivoloso per il premier Silvio Berlusconi. Dopo la battuta sulle «vacanze in tenda» fatta durante una delle sue visite ai campi dell'Aquila, ieri il presidente del Consiglio è "ricaduto" sulle tendopoli che, dopo tanti anni, sarebbero ancora presenti nelle Marche e in Umbria. La gaffe nel corso di un'intervista all'emittente Reteoro: «A chi dice che non manterrò i miei impegni per la ricostruzione in Abruzzo rispondo che sono cose che non hanno fondamento», ha esordito Berlusconi. «Contiamo» ha proseguito «di consegnare entro la fine di novembre le case a chi ha perso la propria e di non avere più nessuno che abita nelle tende. Nelle Marche e nell'Umbria c'è gente che dopo tanti anni sta ancora in tenda. Io ho preso un impegno pubblicamente nella drammatica giornata del funerale delle vittime. La ricostruzione dell'Abruzzo è in cima alle mie preoccupazioni. Riusciremo a farla presto, e sarà un'impresa mai riuscita a nessun altro Paese europeo». L'affermazione sulle tendopoli ancora esistenti nelle Marche e in Umbria naturalmente non poteva passare inosservata. «Ma di che cosa parla Berlusconi? I terremotati dell'Umbria già a tre mesi dal sisma erano fuori dalle tende», è stata la replica immediata della parlamentare umbra del Partito democratico Marina Sereni. «La ricostruzione in Umbria è stata un esempio per tutta l'Italia grazie all'impegno della nostra Regione e dei governi locali, e grazie agli esecutivi di centrosinistra che hanno garantito tempestivamente, e senza spot, le risorse adeguate per le case dei privati e per le imprese». Ancora più dura la presidente della Regione Umbria Maria Rita Lorenzetti: «E' una affermazione davvero farneticante, frutto del non conoscere le zone terremotate dell'Umbria e delle Marche», ha reagito la governatrice. «Dire che dopo 12 anni ci sarebbero ancora persone nelle tende è una bugia talmente grossolana che non merita nemmeno di essere smentita». «In Umbria e nelle Marche», ha sottolineato ancora la Lorenzetti «le uniche tende che vediamo sono quelle nei campeggi, dove la gente va per le vacanze e non come sfollata. Verità dei fatti e realtà, per fortuna, sono sotto gli occhi di tutti. Al presidente basterebbe chiedere informazioni al suo sottosegretario alla Protezione civile, Guido Bertolaso, che in varie circostanze ha sempre apprezzato il nostro modello di ricostruzione». Terremoti diversi, realtà diverse, città diverse. Ma il parlamentare ambientalista del Pd Ermete Realacci, ieri all'Aquila, assicura che nella gestione dell'emergenza «questo Paese è riuscito a dare una prova straordinaria, frutto della collaborazione tra le istituzioni e il mondo del volontariato. Ed è positiva la partecipazione dei rappresentanti del volontariato alla parata a Roma per la Festa della Repubblica. Ma ora è necessario pensare alla ricostruzione e fissare bene i punti chiave che il decreto dovrà contenere per consentire a questo territorio di poter tornare a vivere». Realacci nel pomeriggio è stato anche a Castelvecchio Calvisio per un incontro coi sindaci. «Per quel che riguarda la ricostruzione» ha detto «solo in Parlamento si potrà verificare se le promesse che Berlusconi ha fatto nel corso delle sue tante visite in Abruzzo sono vere. Altrimenti sarebbe inaccettabile aver speculato, per propaganda, sulla pelle di questa gente. La ricostruzione post terremoto è un'urgenza. Al Senato siamo riusciti ad ottenere come primo risultato il rimborso totale sulla prima casa che nel decreto non figurava. Nel passaggio alla Camera ci attendiamo atti concreti, perché qui di tutto c'è bisogno meno che di un Presidente del Consiglio che parla di crociere». Per Realacci (presenti anche il parlamentare Giovanni Lolli e il segretario del partito Michele Fina), il decreto dovrà garantire il 100% dei rimborsi anche per la ricostruzione delle case dei non residenti. «E servono risorse per mettere gli enti locali in condizione di poter svolgere l'ordinaria amministrazione. I Comuni poi» ha aggiunto «dovranno essere i protagonisti principali della ricostruzione. Dovranno essere loro a dire come ridisegnare il territorio, oggi così devastato dal sisma. Senza tutto questo non ci sarà futuro». Per Giovanni Lolli, «il decreto, così come è stato impostato, non riconosce ai comuni il diritto a riavere i centri storici. All'Aquila dalle prime verifiche è emerso che la gran parte degli edifici (65%) è inagibile. E in situazione analoga si trovano tutti gli altri comuni del cratere. Ciò significa che se dal decreto non verrà cancellata la parola "residenti", laddove si parla dei rimborsi, qui non ci sarà la possibilità di ricostruire il nostro centro storico e quelli di tutti gli altri comuni devastati dal terremoto. Berlusconi ha preso impegni precisi ed io, a scanso di equivoci, mi presenterò in commissione con la registrazione del suo discorso». (m.m.)
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