«Gli italiani hanno bisogno di interventi per la ripresa»
PESCARA. «Dicono che faccio una campagna elettorale all'antica, perché oggi tutto deve passare per la Tv, ma io ho scelto di fare così, di ascoltare la gente». Dario Franceschini bordeggia tra i banchi di piselli e asparagi del mercato coperto di Porta Nuova. Stringe mani, guarda i prezzi, commenta, fa domande, ascolta. È a Pescara per sostenere il candidato sindaco Marco Alessandrini e la candidata alla presidenza della Provincia Antonella Allegrino («hanno molta credibilità, li apprezzo molto»), prima di fare tappa a Teramo. Con lui c'è il segretario del Pd abruzzese Silvio Paolucci.
«Ho chiesto ai commercianti se è vero che c'è una piccola ripresa, tutti hanno detto di no. Non capisco che scelta sia quella di Berlusconi di negare la crisi. Tutti gli altri capi di governo hanno scelto una linea diversa e hanno preso misure d'emergenza. Il Fondo monetario internazionale ha rilevato che l'Italia ha investito lo 0,2% del Pil per fronteggiare questa emergenza, un decimo della media degli altri paesi. La linea di questo governo è di dire agli italiani: arrangiatevi. Ma girando nei mercati o sui treni incontro donne e uomini straordinari che hanno voglia di uscire in fretta dalla crisi, come hanno fatto i nostri genitori nel dopoguerra, e chiedono che il governo non giri la testa dall'altra parte». Franceschini è convinto che il governo abbia girato la testa anche nella vicenda Opel-Fiat: «Abbiamo visto contatti diretti tra Obama, Angela Merkel e Putin. Ognuno di loro ha difeso gli interessi nazionali. Da noi il governo si è distratto».
Dal mercato coperto il segretario del Pd si sposta al comitato elettorale di Alessandrini. Sulla porta c'è l'ex assessore regionale alla sanità Bernardo Mazzocca, Franceschini gli si fa incontro sorridente e lo abbraccia. Poi vola in stazione, sotto la pioggia insistente per prendere il regionale che lo porterà a Teramo.
Non è una giornata fortunata per viaggiare su un treno di pendolari. Il ponte del 2 giugno ha tenuto a casa molti studenti e lavoratori. E al partito di Pescara erano in effetti perplessi sul viaggio in treno, ma Franceschini ha voluto mantenere fede al suo stile di campagna elettorale.
E anche se il treno è semivuoto, c'è sempre una mano da stringere e una storia da ascoltare. C'è Laura, una terremotata che sta tornando in albergo con un bustone di taralli pugliesi. Ne offre uno al segretario. «Come sta? Come si trova in albergo?» le chiede Franceschini. «Stiamo benissimo, è una cosa commovente, gli albergatori fanno di tutto per farci stare a nostro agio. È come se il terremoto l'avessero subito loro».
Franceschini si impegna a seguire con attenzione l'iter del decreto. «Grazie alla pressione degli enti locali e al lavoro dei nostri parlamentari abruzzesi in Senato sono state introdotte alcune cose in più, ma non basta. Ora si rischia che cali una pericolosa cappa di silenzio su tutta la vicenda. Noi vigileremo e controlleremo ogni giorno che venga fatto quello che è stato promesso».
A Roseto sale il deputato del Pd Tommaso Ginoble. «Abbiamo scoperto con una certa sorpresa che alla Camera per la ripresa dei lavori è incardinato non il decreto Abruzzo ma il decreto sulle intercettazioni», dice preoccupato, «ora, siccome il decreto scade il 27-28 giugno non vorrei che la maggioranza prendesse la scusa dei tempi per non modificarlo».
A Cristina, studentessa universitaria di legge Franceschini chiede cosa spera del futuro. «Spero nella professione», gli risponde poco convinta. C'è una psicoterapeuta infantile con i suoi due bimbi che da tempo si è trasferita in Germania, perché lì «i bambini vivono bene e alle famiglie danno 250 euro al mese fino a quando studiano». A ogni stazione Franceschini scende dal treno, saluta, parla. «Farò il comizio più breve della storia», promette al capostazione di Giulianova dopo aver ricevuto in dono dal candidato sindaco Francesco Mastromauro un libro sull'arrivo della ferrovia in città nel 1884. «Qui si vince», lo rassicura Marco Verticelli, candidato alle europee. Chiama Franco Marini, si informa sul viaggio. Una troupe di Striscia la notizia filma ogni gesto del segretario («stanno aspettando che dica qualcosa di straordinario»). Il treno guadagna finalmente la stazione di Teramo. Franceschini si infila nell'auto e raggiunge il candidato sindaco Paolo Albi. Questa è la terra del governatore Chiodi. Vincere sarà più difficile. «Ma il consenso», spiega Franceschini, «è libero e viene dato sempre come se fosse la prima volta».